Libri

“Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante”

51Du+Sk6YXL._SX311_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

E quando non se lo aspettavano quasi più, divennero famosi. Fante e Bandini.

Non chiamarmi bastardo, io sono John Fante, Eduardo Margaretto, Rubbettino, traduzione a cura di Maria Pina Iannuzzi. John Fante è nato nel millenovecentonove a Denver, Colorado, da Nicola, un immigrato di Torricella Peligna, in Abruzzo, per la precisione in provincia di Chieti, e da Mary Capoluongo, una casalinga statunitense venuta al mondo a Chicago, Illinois, da genitori lucani. Morirà a settantaquattro anni compiuti da un mese. Nel millenovecentoottantuno, a due anni dalla morte, Fante, che è da più di cinquant’anni a Los Angeles, per dove è partito ragazzetto per interrompere i conflitti col padre e tentare fortuna, ormai è cieco e sulla sedia a rotelle: ma ha ancora voglia di far sentire la propria voce, quindi comincia a dettare alla moglie il suo ultimo romanzo. È da qui, per così dire, che prende le mosse Margaretto, che di Fante è con ogni evidenza un estimatore e che non dà alle stampe una biografia come ce ne sono molte, più che altro elenchi: mescola vero, immaginato e presunto e rende il testo credibile, coeso, organico, potente. I grandi temi ci sono tutti: l’amore, l’alcol, la morte, l’infelicità, l’emarginazione, le difficoltà, il coraggio di non arrendersi.

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