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“Se avessi una piccola casa mia”

se-avessi-una-piccola-casa-mia_01.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per ultima, ma ovviamente non ultima, viene la sua grande esperienza presso l’Accademia d’arte drammatica di Roma, dove ha insegnato storia del teatro. Aveva doti pedagogiche eccezionali, trascinanti, sapeva davvero affascinare gli allievi e con loro naturalmente anche noi figli. Ogni tanto veniva a casa dall’Accademia e dichiarava, sia pure con autoironia: “Oggi ho fatto una lezione pazzesca. Ho parlato dell’Edipo re, ho parlato di Shakespeare: erano tutti a bocca aperta in classe!” Come quando proclamava di essere il più grande guidatore d’Italia, quasi guidasse la macchina anche a lezione: si autoincensava, però al tempo stesso ne rideva. Nell’insegnamento dava, in ogni caso, tutto se stesso. Era un’esperienza pedagogica in qualche modo religiosa, la sua? Sì, in qualche modo religiosa, poiché richiedeva un legame intimo tra l’insegnante e i suoi allievi. Del resto, anche in senso più lato, amava definire religioso il legame che ogni volta il drammaturgo stabiliva con il suo pubblico durante la rappresentazione teatrale. Tra gli allievi che ha avuto ricordo in particolare i futuri grandi attori, registi, intellettuali e scrittori, Paola Gassman, Lino Capolicchio, Carmelo Bene, Giuliana Berlinguer, Mario Missiroli, Giorgio Pressburger (quest’ultimo, in un recentissimo intervento, ha lasciato un ricordo di lui davvero commovente). Né posso dimenticare un altro giovane studente dell’Accademia d’arte drammatica, che mio padre prese a cuore, tanto da invitarlo un pomeriggio a casa nostra. Minacciato di espulsione dal consiglio dei professori per via di alcuni disegni a carattere erotico da lui realizzati, il papà riuscì a farlo assolvere sostenendo che quei disegni non erano “pornografia”, poiché avevano la forza e la superiore qualità propria allo stile. Per quanto riguarda invece gli alunni dei primissimi anni di insegnamento a Ferrara, rammento Paolo Ravenna. Proprio lui ha scritto che mio padre era un insegnante eccezionale, che allora – era il 1939, l’anno successivo all’entrata in vigore delle leggi razziali – già parlava di García Lorca e di Giorgio Morandi, di cose del tutto estranee ai consueti programmi scolastici. Organizzava anche corsi di boxe e spettacoli teatrali, seguendo in questo l’anticonformismo pedagogico di Longhi.

Se avessi una piccola casa mia – Giorgio Bassani, il racconto di una figlia, Paola Bassani, La nave di Teseo. A cura di Massimo Raffaeli, critico e saggista di chiara fama. In lizza per il premio Comisso. Il tema del nido, della parva domus sed apta mihi è un luogo comune letterario, culturale, sociale, politico, filosofico. La casa è la quintessenza di quel lessico familiare che fa dell’intimità il germe dell’universale comunione di sentimenti e sensazioni che fa in modo che sia possibile riconoscersi come fratelli anche qualora non vi sia legame di sangue, perché appartenenti all’umanità. Figurarsi dunque quanto possa essere significativo il legame che attraverso le occorrenze delle parole, dei gesti, dei suoni, delle faville dei ricordi viene alla luce dal racconto di una figlia. Paola Bassani Pacht, figlia di Valeria Sinigallia, si è laureata in Storia dell’Arte presso l’Università di Bologna e ha conseguito il dottorato di ricerca a Parigi, alla Sorbona. Autrice di studi e mostre dedicate all’arte figurativa del Seicento sia in Francia che al di qua delle Alpi, ha insegnato presso le Università di Tours e di Rennes. Attualmente dirige la rivista internazionale ArtItalies e presiede l’Association des Historiens de l’Art italien. Vive tra Parigi, Roma e Ferrara, la città che suo padre, che è ricordato nel nome della fondazione che Paola dirige, ha reso eterno e immortale personaggio letterario, trasposto più volte, con alterne fortune, anche sul grande schermo: una città che è realtà domestica e insieme punto di partenza per un viaggio nel mondo. Il padre di Paola, naturalmente, è Giorgio. Giorgio Bassani. Poeta, narratore, docente, giornalista, sportivo, politico, prima attivista in clandestinità, poi nel PCI, la più grande compagine comunista d’occidente, sceneggiatore, padre, marito, uomo pieno di passione e di passioni, su tutte quella per la salvifica e multiforme bellezza, che ha cercato sempre con ogni parola, azione o gesto, di rappresentare e tramandare. La figlia ne fa un ritratto che non potrebbe essere migliore: dolce, sincero, non agiografico. Da leggere.

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