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“La ragazza di Safita”

la-ragazza-di-safita_01.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il vecchio stava sulla parete, addossato al muro stinto, ave­va una barba candida in mezzo alla quale risaltavano rosse occhiaie vuote e spente. La sua voce era sapiente e profonda. Le mani senza tempo parlavano con gesti rituali che biso­gnava sapere interpretare, accompagnando il biascicare lento e tremulo delle labbra nel candore della peluria millenaria. «Dove sei diretto giovane uomo che vieni da lontano», lo apostrofò «Da quando il Professore scoprì Ebla, questo è di­ventato il centro del mondo. Ma lo era già prima, molto pri­ma. Me l’hanno raccontato i miei avi e di bocca in bocca nei millenni il sapere è arrivato fino a me.» «Anch’io vado a Ebla», rispose timidamente David «vado a lavorare con il Professore». Abarsal parve soddisfatto della semplice risposta e mentre le sue labbra ancora vibravano, non uscì più voce dal suo corpo. Abbacinato, confuso, David lo salutò con un ampio gesto delle braccia e raggiunse gli scavi. Ora voleva che anche la sua Samiha conoscesse questo vecchio che tutti dicevano millenario, ma non era sicuro che l’avrebbe incontrato. Sapeva che ci sarebbe voluta una par­ticolare predisposizione d’animo e conosceva la sensibilità della sua ragazza, perciò avrebbe osato. Temeva di fare la figura del visionario, ma ciononostante sentiva dentro di sé il desiderio di affrontare il rischio come la sfida di ogni arche­ologo che sa che talvolta la rincorsa di un miraggio giustifica le decisioni. Il sole danzava all’orizzonte, basso fra le dune rosate oltre l’acropoli della città, quando i due ragazzi raggiunsero le pri­me case del paese.

La ragazza di Safita, Giuliano Menaldo, Europa edizioni. In lizza per il premio Comisso. Safita è una città della Siria. Una terra martoriata da cui molti fuggono. Una terra che ha una storia di fascino suadente. Un padre e un figlio vogliono tornarvi, ma li costringono a scendere dall’aereo che dall’Italia sta per decollare in direzione di Damasco. Vogliono raggiungere Samiha, che per uno è figlia, per l’altro sorella, che ha un promesso sposo che è nel suo paese per motivi di studio, che viene da occidente, da un’altra cultura. Ha un’altra mentalità, altri valori, un altro senso di appartenenza. L’unica razza è quella umana, si sa, eppure il nostro mondo non pare avere proprio desiderio di ricordarselo. Il romanzo è una delicata elegia, che fa riflettere, e che, edificata con grazia, si legge con passione.

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One thought on ““La ragazza di Safita”

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