Libri

“La notte ha la mia voce”

download (2).jpegdi Gabriele Ottaviani

Ho, a dire il vero, un’ossessione per Rudolf Chametovič Nureyev. Passo da lunghe sequenze di assoli, risalenti agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, alle fotografie d’infanzia color seppia che lo ritraggono con la madre giovane, di cui m’incantano il viso elegante, gli occhi intensi e allungati, il taglio affilato del naso che sarà poi del figlio da adulto. Riascolto le dichiarazioni sbruffone di lui, già ammalato e imbozzolato nella propria leggenda, che dice in inglese: «Non vedo nessuno starmi davanti». In mezzo ci sono le sue coreografie divenute ormai storia, le sue due fondazioni, la linea di profumi e gadget intitolata 23 Quai Voltaire, indirizzo della sua residenza parigina, il tour virtuale della medesima, il giovane amante tedesco la cui importanza nella decisione di scappare dalla Russia è emersa solo di recente, gli insulti lanciati alla sua amica e direttrice della Metropolitan Opera di New York, gli occhi che sorridono, la faccia segnata degli ultimi anni, lui nudo su una moto d’acqua a Li Galli, lui nudo e giovane (sesso magnifico), il taglio sul labbro destro superiore – non ho mai saputo come se lo sia procurato ma è ben visibile su una carta d’identità – i video in cui fatica a reggersi in piedi eppure vuole danzare ancora su un palcoscenico, le mani che volteggiano mentre parla, la mitologia tartara, la passione. La Passione. L’Impudenza e il Narcisismo. La Grazia e il Talento. Il Talento anche nel morire. Sfrenati.

Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce, Einaudi. Giovanna è la Donnagatto. Perché la sua voce ha in sé l’innata sensualità che appartiene alle movenze feline. Quelle che Giovanna non può avere. Perché, proprio come la protagonista della storia, l’io narrante di questo deflagrante romanzo che sarebbe molto facile ma anche riduttivo e inappropriato, perché oltre alle tracce di vissuto dell’artefice c’è decisamente di più, definire autobiografico, è paralizzata. Ma perdere l’uso delle gambe non significa necessariamente smettere di vivere: è indispensabile, però, imparare nuovamente a farlo, a oltrepassare quel labile e terribile confine che sembra stagliarsi tra chi è sano e chi non lo è, non lo è più. La notte ha la mia voce è in verità un vero e proprio romanzo di formazione: la protagonista rinasce, ritorna adolescente, sul crinale del baratro di una nuova età adulta, con tutte le ansie, le paure e le mai dome speranze del caso. Semplicemente imperdibile.

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