Cinema

“Una doppia verità”

evidenza-7di Gabriele Ottaviani

Mike, reo confesso chiusosi in un ostinato e totale mutismo, è quasi diciassettenne. È un giovane promettente da ogni punto di vista. Ha ucciso, pare, suo padre con una coltellata in pieno petto. Il genitore, Boone, era un uomo imponente, un avvocato di grido, una personalità importante, una persona molto crudele. Specie con sua moglie, una donna remissiva, semplice, buona, che non ha potuto, saputo o voluto studiare. A difendere Mike nel processo in cui lo stato della Louisiana lo vuole far condannare con l’accusa di omicidio di primo grado c’è Ramsey. Amico di famiglia di vecchia data, penalista di valore che lo ha visto crescere. E che si affida alla collaborazione della giovane figlia di un amico, pure lui un legale, una ragazza brillante, ma che in passato ha avuto dei problemi, e con un infallibile talento nello scoprire la verità. Tutta la verità. The whole truth. Che è il titolo originale di questo film con Jim Belushi, Keanu Reeves e la purtroppo sempre più irriconoscibile e inespressiva, per cause che paiono evidentemente dovute a un uso sconsiderato della chirurgia estetica, Renée Zellweger, che esce in sala il quindici di giugno come – assurdo! – Una doppia verità. Un legal drama che si lascia guardare, ma che certo non aggiunge una virgola al genere: talmente classico da essere canonico. E prevedibile, purtroppo.

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