Intervista, Libri

Marco Visentin e “I ditteri”

download (2)di Gabriele Ottaviani

I ditteri è un romanzo che colpisce e fa riflettere: Convenzionali intervista con gioia l’autore, Marco Visentin.

Qual è stata l’esigenza che l’ha portata a scrivere questo libro?

Molto semplicemente quella di raccontare una storia. Volevo approfondire i temi dell’incompletezza umana, della crisi di qualsiasi modello umanocentrico, e il contrasto tra ciò che ci sembra vero e ciò che è vero per davvero. Questi argomenti a mio avviso erano comunicabili attraverso una narrazione caratterizzata da elementi della letteratura di genere, in questo caso la finzione fantascientifica, ma come prisma per vedere meglio la società e l’uomo di oggi.

Qual è il messaggio che le interessa comunicare ai suoi lettori?

A parte le cose appena dette, non c’è un messaggio vero e proprio. Mi piacerebbe che i lettori, dopo il tempo che richiede la lettura, potessero solamente dire: “Ho letto un bel libro e una bella storia!” – le stesse cose che desidero io da un libro di un altro.

Cosa significa per lei il termine alienazione?

Con riferimento alla trama del libro, tutto ciò che ci allontana dal nostro vero essere, che ci trasforma in ingranaggio, che ci trascina lontani dai nostri desideri, dai nostri progetti di autorealizzazione, e al termine della vita ci può far percepire che abbiamo passato la maggior parte del tempo a buttarla dietro a fantasmi di noi stessi.

Quali sono le caratteristiche principali della realtà contemporanea?

Non credo che la realtà contemporanea sia definibile, è tutto e tutto il contrario di tutto. Si è liberi, ma si è ipercontrollati. Si agisce tanto nel mondo reale quanto in spazi non fisici. Si cerca inclusione nella società, ma contemporaneamente si desiderano spazi di evasione e distacco da essa. Ci sono squilibri sociali intollerabili. Forse la natura della realtà è che è estremamente confusa, contraddittoria e schizofrenica.

In cosa uomini e insetti si assomigliano?

Non saprei. In realtà, la fascinosità del rapporto tra gli uomini e i ditteri nel romanzo a mio avviso risiede nell’essere molto molto lontani, all’interno del regno animale.

Quali sono secondo lei le possibilità della scienza e della mente?

La scienza è molto potente. Ha dei gradi di specializzazione che probabilmente nessuna altra attività umana possiede. A me spaventa un po’ chi la concepisce però come completamente autonoma, depositaria della verità. Credo ci debba essere sempre una riflessione sulle finalità e la storia della scienza, come pure sulla transitorietà delle sue scoperte. Per quello che riguarda la mente, non credo nella telepatia di cui si parla nel romanzo. Sono sospettoso circa ogni tentativo di ridurre la mente a un che di scientificamente definibile.

Come è nato il personaggio di Silvia, la protagonista?

Silvia visivamente partiva da una persona che ho conosciuto molto superficialmente. Mi piaceva un personaggio femminile, entro cui potere parlare anche da autore maschio in prima persona. Caratterialmente, le ho voluto fornire i temi della incompletezza e incompiutezza che sono centrali nel romanzo. L’età di Silvia, circa 32 anni, è pensata come una età di mezzo, in cui ti si impongono delle scelte.

Qual è il maggior pericolo che provoca l’ignoranza?

L’ignoranza genera spesso idee stupide e fa compiere scelte sbagliate, e conduce a comportamenti e idee con un alto tasso di volgarità.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Da circa un anno e mezzo faccio l’insegnante, dopo avere fatto tutt’altri lavori. Mi sto divertendo tantissimo e mi confronto con generazioni di persone con le quali avevo perso ogni contatto, e ciò è davvero interessante. Letterariamente, voglio curare la promozione di questo libro, che per una casa editrice piccola ma coraggiosa e intraprendente come la Licosia, è fondamentale. Poi sto provando a sviluppare dei temi narrativi basati su attività terroristiche sui generis e a sfondo comico, sulla pornografia giapponese e sul razzismo contro le comunità rom. Ma ancora non so che cosa ne verrà fuori.

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