Cinema

“Maria per Roma”

maria_per_roma_scena_jpg_351x0_crop_q85.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cercare Maria per Roma è un detto popolare decisamente noto nella tradizione capitolina, che esprime la grande difficoltà che si ha nel trovare qualcosa, come per esempio una donna dal nome non propriamente insolito all’interno di una città non propriamente piccola. Ciò che Maria non trova è una stabilità: nella capitale opulenta, proterva e plutocrate lei non ha un posto, non si riconosce, si sente a disagio. La madre le consiglia di sfruttare qualche situazione, ma lei non è disposta a cedere a nessun compromesso: del resto il padre le ha insegnato a tenere la schiena dritta. Ma erano altri tempi, c’era un altro benessere, persino un’altra moneta. Il padre, poi, era vivo, a lei ci pensava lui. Ora invece Maria si trova sul lastrico, gira per la città da un appuntamento all’altro per affittare case e nel poco tempo libero fare provini, sognando di diventare attrice. Maria per Roma di Karen Di Porto, passato dall’Auditorium nel corso della festa del cinema dell’anno scorso, vuole essere, viene da pensare vedendolo, un ambizioso contraltare della Grande bellezza sorrentiniana, mostrando la fatica, il precariato, la frustrazione. Argomenti non solo noti, ma sfortunatamente per questo piccolo film già trattati altrove con maggiore compattezza, solidità strutturale e narrativa, profondità. E con migliore qualità registica e attoriale. Peccato.

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