Libri

“La sala da ballo”

51JbeKxS0JL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sparì nell’altra stanza, da dove, poco dopo, si udì la sua voce insieme a quelle di una donna e di un bambino. Charles fissò lo spartito; il ginocchio gli pulsava, le mani gli dolevano. L’atmosfera era cambiata. Alle sue spalle risuonò la risata del giovane. Poi quella della donna. Qualsiasi cosa le avesse detto, doveva averla compiaciuta. Era simpatico. Un giovanotto simpatico. Che faceva bene il suo lavoro. Niente di più. Si sforzò di respirare. Rimase lì, vacillando appena, finché non ritrovò il controllo. Poi tolse la musica dal leggio e la portò nell’altro locale. La donna e il figlio erano chini in avanti e il piccolo stava provando dei violini di diversa misura. Il giovane era vicino a loro.

La sala da ballo, Anna Hope, Ponte alle grazie. Traduzione di Guido Calza. Gli uomini e le donne, qui, vivono separati. Del resto si tratta di un manicomio. Siamo in Inghilterra, la brughiera fatta di erica e bruma è a un passo. È l’inizio del ventesimo secolo. Nella struttura c’è una sala da ballo. Enorme. Maestosa. Raffinata. C’è un palcoscenico, e spazio anche per l’orchestra. Qui, una volta ogni sette giorni, i pazienti si ritrovano. Insieme. liberi, per quanto possibile. Per lo meno di esprimere le proprie emozioni. Con le parole. I gesti. Gli sguardi. Il corpo. Ella è una ragazza. Fa l’operaia. L’hanno ricoverata, lei non voleva. Ha avuto una crisi isterica, e si sa che all’epoca i metodi per far star meglio le donne che si trovavano in quella condizione erano a dir poco barbari. Nella sala conosce John. Soffre di disturbo depressivo post-traumatico. John scrive messaggi a Ella. Ella se li fa leggere da Clem, deliziosa, dolce e tragica figura con manie suicide, anche lei paziente del dottor Fuller, che crede che la musica e la danza possano lenire i dolori della psiche. Ma anche lui ha una personalità particolare, sfaccettata, persino contraddittoria. La nebbia della ragione genera mostri, i palpiti del cuore invocano il coraggio di cambiare: struggente e straordinario, è un’opera imponente, scritta in evidente stato di grazia.

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