Libri

“Il racconto dell’ancella”

download (5).jpegdi Gabriele Ottaviani

In seguito avevo avuto un appartamento migliore, dove ero vissuta per i due anni occorsi a Luke per sciogliere il suo matrimonio. Pagavo l’affitto coi proventi del nuovo lavoro che avevo trovato in una biblioteca, non quella grande con gli affreschi della Morte e della Vittoria, una biblioteca più piccola. Il mio lavoro consisteva nel trasferire i libri in dischi per computer, per risparmiare spazio e ridurre le spese di magazzino. Ci divertivamo ad autodefinirci discografici e a chiamare la biblioteca discoteca. I libri, quando erano stati trasferiti, andavano al macero, ma io, ogni tanto, ne portavo qualcuno a casa. Mi piacevano al tatto e alla vista. Luke diceva che avevo la mentalità di un antiquario, ma era contento perché anche a lui piacevano le cose antiche. È strano, adesso, pensare di avere un lavoro. Lavoro. In quanti modi si usava questa parola! È un lavoro da uomo, si diceva. Oppure: guarda che bel lavoro hai fatto, quando un bambino rompeva qualche cosa o un cane sporcava il tappeto. Se un cane fa i suoi bisogni per terra bisogna picchiarlo con un giornale arrotolato, diceva mia madre. Mi ricordo di quando c’erano i giornali, ma non li ho mai usati per picchiare un cane, non ho mai avuto cani, solo gatti. Lavoro si dice job. Come Giobbe. Il libro di Giobbe. Tutte quelle donne che lavoravano… difficile immaginarle adesso, ma ce n’erano migliaia, milioni.

Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood, Ponte alle grazie. Traduzione di Camillo Pennati. Gli Stati Uniti, la terra delle opportunità, il paese delle libertà, la più grande democrazia d’occidente, non esistono più. Sono diventati un regime. Uno stato totalitario. Del resto anche il mondo non è più quello di un tempo: le radiazioni atomiche l’hanno corroso, come la ruggine fa col ferro, mangiandolo vivo, tarlo in un legno marcio. Il potere viene esercitato attraverso il controllo, in particolare del corpo. Naturalmente, di quello delle donne. La maggior parte sono schiave. Le altre, per salvarsi, devono sperare di essere ancelle. Ossia ancora capaci di procreare. Non hanno identità, non hanno più nome, prendono quello del loro padrone. Non è loro nemmeno più consentito leggere. Ma non tutte hanno perso la memoria di come fosse il mondo. Di che terra esistesse, prima… Ha trentadue anni, ma sembra scritto domani. Ha ispirato una serie tv, The Handmaid’s Tale, con Elisabeth Moss e Jospeh Fiennes, che sta facendo a dir poco scalpore. È semplicemente devastante e magnifico, da non lasciarsi sfuggire assolutamente.

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