Libri

“Il giardino delle delizie”

download (11).jpegdi Gabriele Ottaviani

L’uomo che si diceva fosse il padre di Swan aveva le spalle leggermente spioventi, come se intendesse minimizzare la loro evidente forza.

Il giardino delle delizie, Joyce Carol Oates, Il saggiatore. Traduzione di Francesca Crescentini. Una delle più grandi autrici che la storia della letteratura di livello mondiale abbia mai prodotto, prolificissima eppure mai uguale a sé medesima, mai ripetitiva nonostante vi siano, come è ovvio, evidente, normale e giusto che sia, visto che ognuno di noi ha in animo particolari sentimenti, speciali temi che gli stanno maggiormente a cuore, argomenti ricorrenti nelle sue prose sempre perfette, affilate, curate, rigorose, appassionanti, dà voce all’epica americana. Gli USA, la nazione che l’attuale presidenza sta isolando sempre più dal resto del mondo, ma che nella realtà dei fatti rappresentano in verità a pieno titolo molte delle più importanti istanze fra quelle che connotano l’immaginario collettivo non necessariamente solo occidentale, influenzato mediante la varia natura dei differenti mezzi di comunicazione di massa. E l’America proletaria della metà del ventesimo secolo è un’America che abbiamo visto in tanti film che hanno fatto epoca, fatta di sogni e frustrazioni, di lavoro durissimo, di fatica, di sudore, di rabbia, di ambizione, di piantagioni, di desiderio di riscatto, promesse e miraggi, terra riarsa coltivata con pena e dolore da braccianti che cercano in ogni modo di lasciarsi alle spalle la desolazione che si portano anche, se non soprattutto, dentro al cuore, laddove la violenza lascia le più profonde ferite, le cicatrici più lunghe a rimarginarsi. E gli occhi limpidi, bellissimi e velati di dramma, come spesso accade nella prosa magnifica della Oates, di una ragazza fragile e splendida, costretta a essere immersa in una realtà edificata su abusi e violenze, riconsegnano al lettore immagini impossibili da dimenticare.

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