Cinema

“Wonder woman”

WonderWoman_CP3-1489308904di Gabriele Ottaviani

Zeus ha creato il genere umano. Ares vi ha instillato il seme del male. Il padre degli dei allora ha dato vita alle amazzoni – che si chiamano così perché hanno un seno solo, ma sulla pellicola paiono tutte straordinariamente simmetriche – perché mantenessero la pace. Si vis pacem, para bellum, d’altronde. E il dio della guerra, come Lucifero, è stato allontanato dall’Olimpo, ma medita vendetta e sparge odio, morte e distruzione. Diana cresce in un eden tutto al femminile fatto ancora di are, pepli e templi e armi pseudo-omeriche che un pilota del controspionaggio alleato nel corso della grande guerra vìola precipitandovi col suo aereo, e portandosi appresso un manipolo di tedeschi al suo inseguimento. La battaglia è feroce, spade e scudi ingaggiano una sfida contro fucili e baionette, il prode pilota racconta di un mondo devastato e del pericolo di un’arma chimica definitiva, e Diana, figlia di Ippolita, regina delle amazzoni nonché sorella di Antiope, guerriera straordinaria (una irriconoscibile e niente affatto eccelsa Robin Wright), si convince che deve andare. Varcare il confine. Recarsi in un altro tempo. Un altro mondo. Per salvarlo. Perché questa è la sua missione. È una ragazza, dotta e saggia come una centenaria, innocente, ignara e ingenua come una bimba, bella come una dea, dal cuore grande come quello d’una madre e forte come quello d’un eroe. E infatti lo è. Un eroe. Un’eroina. Una supereroina. È Wonder woman. Il film esce in sala il primo di giugno, ed è riuscito solo a metà: costruito di fatto per la quasi totalità come una sorta di lungo flash-back, funziona bene negli ironici duetti, un po’ didascalici ma adatti a tutte le età, tra Gal Gadot, di splendore abbacinante e assai atletica ma spesso diversamente espressiva (colpa però soprattutto di un personaggio debole e non proprio sfaccettato), e Chris Pine, per quel che concerne il fin troppo esplicito messaggio di fondo – il male non è altrove, il male è nell’uomo – certo non originale né poco retorico e per quel che riguarda ritmo, al netto di iperboli e lungaggini, impatto visivo, musiche e adrenalina. Sfortunatamente il film però è troppo lungo e sceneggiato in maniera approssimativa, eccede nell’uso di una computer grafica non sopraffina e ha un doppiaggio non buono.

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