Intervista, Libri

Giuseppe Mendicino e l’importanza dei no

download (8)di Gabriele Ottaviani

Ha scritto una splendida biografia di Mario Rigoni Stern, e ora lo conosciamo più approfonditamente: Convenzionali intervista Giuseppe Mendicino.

Chi era Mario Rigoni Stern?

Un ragazzo nato e cresciuto tra le montagne dell’altipiano dei 7 Comuni, che ha combattuto su tre fronti di guerra – francese nel giugno del ’40, greco nell’inverno dello stesso anno, russo tra il ’42  e il ’43 – , che ha passato 20 mesi di lager per il suo no alla Repubblica di Mussolini. Tornato nel ’45 tra le sue montagne, ha poi scritto libri importanti e coinvolgenti: Il sergente nella neve, Storia di Tönle, Il bosco degli urogalli, Le stagioni di Giacomo, L’ultima partita a carte, e altri. È uno dei nostri maggiori narratori del’900.

Che valore hanno nella società contemporanea la storia e la memoria? E in letteratura?

La letteratura non può fare a meno della storia, nasce in mezzo alla storia, pensiamo ai capolavori di Stendhal, Tolstoj, Hemingway, Lussu. Tutti autori del resto amati da Rigoni Stern. Il senso della memoria ha avuto un grande rilievo per scrittori come lui, e per i suoi amici Primo Levi e Nuto Revelli. Nel suo duplice aspetto: da un lato il dovere di ricordare le tragedie della storia per chi non può più farlo, perché scomparso in guerra o nei lager, dall’altro far conoscere la nostra storia, soprattutto ai più giovani, perché quelle tragedie non si ripetano in futuro, perché, se non si coltiva la memoria, si ripeteranno. Rigoni fece l’esempio dellle guerre e delle stragi etniche in Jugoslavia negli anni ’90.

Perché ha scelto di scrivere una biografia?

Volevo raccontare la vita e i libri di uno scrittore che mi appassiona, contribuire a farlo conoscere, meglio e di più. E ho scoperto, man mano che la scrivevo, che su un autore così fortemente autobiografico c’era in realtà tanto da raccontare, tanto di non conosciuto.  Volevo scrivere un libro che restasse un documento imprescindibile, per approfondimenti e scoperte, per chi vuole conoscere meglio Mario Rigoni Stern e la sua opera, e allo stesso tempo fosse leggibile, perché scritto con adeguata chiarezza narrativa. Non posso giudicare io se ci sono riuscito, anzi, ho quasi timore a rileggerlo, dopo un anno ancora non l’ho mai fatto.

Qual è l’insegnamento che Mario Rigoni Stern lascia ai suoi posteri?

Quattro anni fa avevo curato per l’Einaudi una raccolta delle sue interviste più significative, insieme a sua moglie Anna decidemmo di intitolarla Il coraggio di dire no. Quel titolo dava il senso del suo codice etico, fatto di valori forti quali il coraggio, l’autonomia di pensiero, la generosità nel difendere la natura e i più deboli. Valori spesso declamati ma difficili da tradurre in comportamenti coerenti. Ecco, lui e I suoi amici Levi e Revelli, ci sono riusciti. Mario Rigoni Stern non lanciava mai messaggi, ma una volta, ai ragazzi di una scolaresca disse: “Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete sempre la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto”.

Qual è l’aspetto più importante da evidenziare nel momento in cui si decide di dare vita a un racconto biografico?

Si devono seguire dei riferimenti obbligati come un’accurata ricerca delle fonti d’archivio (lettere, manoscritti, prime stesure delle opere); la raccolta delle testimonianze orali di chi lo ha conosciuto bene, sempre e comunque da verificare; la lettura e rilettura dei testi scritti dal soggetto della biografia e quelli scrtti su di lui nonché, se possibile, la conoscenza intercorsa con il medesimo. Tutti questi elementi sono importanti e necessari. Insomma, per scrivere una biografia è necessario viaggiare, studiare, leggere ed ascoltare.

Che rapporto ha con la natura, fondamentale nella produzione di Rigoni Stern e nel suo testo?

Anche io come Rigoni Stern amo la natura e le montagne, e penso anch’io che “della natura dobbiamo prendere l’interesse senza intaccare il capitale”. Rigoni citava a volte il Leopardi dello Zibaldone: “Se distruggiamo la natura distruggiamo le radici della nostra vita e di chi verrà dopo di noi.” Lui ha sempre amato il mondo naturale, difendendo con forza il suo altipiano dagli attacchi della speculazione edilizia e delle pesanti esercitazioni militari degli anni ’60-’70. Condivideva l’antico detto “la terra non è qualcosa che ci è stato donato dai nostri genitori, bensì qualcosa che abbiamo avuto in prestito dai nostri figli e nipoti”. Dobbiamo averne cura, dobbiamo difenderla.

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