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“La rondine sul termosifone”

517UcVi5KOL._SX334_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

Ti darei tutti i baci che non mi hai dato, e le carezze per le quali non avevi tempo. Ti darei tutto quello che non hai avuto, anche la pazienza, la dolcezza con papà sempre colpevole di povertà. Mamma mi manchi sempre di più. Non perdonerò mai la tua, la vostra fine, né vi dimenticherò finché vivo. Sono la solita ribelle con la lingua lunga come la tua e il cuore in pena per i misfatti dell’uomo mai sazio di sangue innocente. A che è servita la vostra morte?

La rondine sul termosifone, Edith Bruck, La nave di Teseo. In lizza per il premio Comisso. Nelo Risi è nato a Milano il ventuno di aprile del millenovecentoventi ed è morto a Roma il diciassette di settembre del duemilaquindici, a novantacinque anni compiuti. È stato poeta e regista: ha diretto, oltre a corti, telefilm e documentari, Le italiane e l’amore (episodio: Ragazze madri), La strada più lunga, Andremo in città, con Geraldine Chaplin, Diario di una schizofrenica, Ondata di calore, Una stagione all’inferno, con Brialy e Stamp nei panni di Verlaine e Rimbaud, La colonna infame, tratto da Manzoni, con Helmut Berger, Vittorio Caprioli e Lucia Bosè, Idillio, Per odio, per amore e Un amore di donna, con Laura Morante, Bruno Ganz e Cinzia De Ponti, di fronte al quale Kezich scrive che si prova un duplice e non sgradevole effetto di cinema elegante ma che sa di passato, démodé. Fratello di Dino, ha sposato la scrittrice di origine ungherese Edith Bruck. Che testimonia la Shoah. Che, quando lui si ammala, e finisce in un limbo lontano dal lavoro, dalla memoria, dal lavoro, dagli affetti, gli resta accanto. Gli tiene la mano, più forte che mai, nonostante tutto, per gli ultimi lenti e dolorosissimi passi. Il memoir che scrive è infinitamente dolce, delicatamente autentico, del tutto privo di qualsivoglia tentazione retorica o agiografica: è un monumentale – in senso etimologico, di lascito a imperitura memoria – atto d’amore assolutamente imprescindibile. Perché se ami rimani. Proprio quando è più difficile. Perché è la durezza dell’ascesa che dà senso alla tua strada.

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