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“Il giorno che aspettiamo”

51D5XXB54oL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Invece di rispondergli, però, ho detto: «A pranzo sono andata a vedere una mostra fotografica con Julia». «Ah, sì?» Si è voltato a guardarmi, di certo per cercare di capire dove volessi andare a parare. «Come sta Julia?» «Bene. La mostra era di Gabe. Il mio ex Gabe», ho continuato, misurando ogni parola. «Julia l’ha scoperta leggendo Time Out New York stamattina e abbiamo deciso di andare a dare un’occhiata.» Darren si è irrigidito all’istante. «Capisco.» Ho preso la rivista dal tavolino e gliel’ho messa in mano. «Ci sono alcune mie fotografie, Darren, ma ti giuro che non lo sapevo.» «Sul serio?» ha chiesto lui, leggendo rapidamente l’intervista. «Sì, sul serio. Ero sconvolta anch’io e…» Mi sentivo in colpa, come se dovessi scusarmi, come se fosse una mia responsabilità, ma non lo era. Era colpa tua, Gabe. Darren ha alzato gli occhi dal giornale, chiaramente turbato. Era pallidissimo. «Stai forse cercando di dirmi che tu e lui…» «No! No! Non c’è niente tra noi. Non lo vedo da quella volta con Violet. Da prima di rimanere incinta di Liam. Gli ho solo mandato un messaggio su Twitter quando bin Laden è stato ucciso, tutto qui, te lo giuro.» Darren sembrava sollevato. «Davvero non l’hai più visto? E lui non ti ha chiesto il permesso?» «Te lo giuro sulla vita dei nostri figli.»

Il giorno che aspettiamo, Jill Santopolo, Nord. Traduzione a cura di Barbara Ronca. Hanno scelto il giorno più sbagliato fra tutti i giorni possibili per innamorarsi. O forse, chissà, invece magari il destino ha fatto in modo che l’esplosione di quel sentimento colorato come la corolla di un fiore detonasse proprio mentre altri boati squarciavano il cielo della città, boati di morte, per tentare disperatamente di dare un’opportunità alla vita, perché l’odio non può né deve vincere contro l’amore, perché nessuno può permettersi di sostenere che il proprio modo di vivere sia migliore di quello di un altro. Al massimo può non condividerlo per suo personale gusto, ma se non nuoce a nessuno non c’è diritto di parola che tenga. Il giorno in cui i due ragazzi protagonisti di questa storia si innamorano è l’undici settembre del duemilauno. La città, guarda un po’, è New York. Un bacio, quindi, che vale molto più di un semplice contatto di labbra, anche perché, con buona pace di una delle canzoni più celebri della storia del cinema, non è quasi mai vero che a kiss is just a kiss. È lo scambio di una promessa. Passano poi però gli anni, e Lucy e Gabe hanno fatto scelte diverse che li hanno fatti andare in direzioni divergenti. Ma… Si legge d’un fiato, e arriva dritto al cuore.

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