Libri

“Ogni orizzonte della notte”

Copertina_ogniorizzontedi Gabriele Ottaviani

Il respiro ritmico riprese a sollevare e buttare in basso le spalle. Ifrit si avvicinò a uno dei frammenti e lo raccolse. Rigirò la fiamma fra le dita, la usò per carezzarsi il petto, le braccia, la rigirò ancora, fino a tenerla davanti agli occhi. Scattai. La mano del mangiafuoco portò il cibo alla bocca, e Ifrit sputò in terra la buccia bianca. Ripeté il gesto, ogni volta davanti a facce diverse. Lasciò sulla pietra davanti a noi solo pallidi corpi spenti. Il drago, il demone, si era cibato e aveva bevuto. La bestia sembrava soddisfatta. Tornò al centro della piazza, e afferrò due catene che giacevano nascoste dalla penombra. Alle loro estremità penzolavano delle caraffe in metallo bronzeo che traboccavano di liquido. Ifrit le depose nel cerchio di fiamme e si voltò per mostrarsi a noi. Prese due aste corte dalle estremità infuocate e le incrociò davanti al viso. Qualche parte del mio cervello registrò che la musica stava diventando sempre più forte, più aggressiva. Ma la sfera cosciente era focalizzata su quel singolo uomo e i suoi giochi di luce. Riuscivo a malapena a ricordarmi delle mie mani e di ciò che tenevano strette. Il mangiafuoco sorrise, generò un nuovo soffio e una sfera di fiamme esplose fra noi e lui. Il drago fece roteare le aste fra le mani e le conficcò nelle brocche. Due fiammate risalirono il cielo scuro, come se fossero le dita di Ifrit ad alimentarle con l’energia primigenia del fuoco. Le mani passarono alle catene. Sollevò le brocche incandescenti e cominciò a farle roteare, descrivendo cerchi di luce rovente. Il liquido – o qualunque cosa vi fosse contenuto – cominciò a eruttare e si disperse tutt’intorno a lui. Era una pioggia rovente che si faceva largo verso di noi come una salva di frecce. Zampilli accecanti risalirono la volta notturna per ricadere sulla pietra. Bastò qualche colpo a segno e la piazza fu descritta da cerchi e flussi, come se il mangiafuoco si trovasse al centro di un’enorme runa incisa con le fiamme.

Ogni orizzonte della notte, Maurizio Vicedomini, Augh. Non hanno nome. Possiedono però parole adatte a narrare la vita e la realtà. Sono i protagonisti di una bella raccolta di racconti attraverso la quale, di monologo in monologo, si procede sempre più all’interno dei meandri dell’esistenza, cercandone il senso, ponendosi domande e avventurandosi in sentieri oscuri per carpire, come un frutto da un albero seminascosto da rovi, le difficili risposte. La luce sembra una parvenza, una presenza episodica, tanto rara da risultare quasi sconvolgente in taluni momenti, ma l’oscurità del quotidiano riesce persino a diventare allegoria umana, troppo umana, e a tratti onirica e distopica, della caleidoscopica frammentazione dell’identità in un individualismo fatto spesso di isolamento, che ha il suo controcanto salvifico nella tessitura dei rapporti fra le persone, bene prezioso da coltivare, indispensabile destino, autentica missione. Intenso.

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