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“L’ascolto tabù”

download (6).jpegdi Gabriele Ottaviani

Qui invece siamo alla funzione strumentale della voce. E se è vero che il rilievo sull’abuso delle «tonalità basse (affascinanti, seducenti evocative finché vuoi)» (Fasoli 2001, 60) proviene da Mauro Pagani, che lo invita (per le canzoni di Creuza de mä) a cantare «davvero» (ibid.), non sono sicuro che se ne possa trarre la conclusione alla quale arriva Fiori (1997, 154), di una contraddizione fra il «cantare davvero» (cioè secondo le regole del mestiere, in questo caso suggerite da Pagani) e il «cantare veramente» (cioè attingere alla verità attraverso il canto, come Fabrizio avrebbe fatto senza praticare il mestiere). A me sembra che fin dagli esordi De André sia riconoscibile – e si distingua anche nel panorama della canzone italiana – per capacità vocali, come intonazione, timbro, pronuncia, che per quanto non corrispondessero al mestiere tradizionale (impersonato, semmai, da un Claudio Villa) nondimeno sottintendevano una tecnica, anche molto raffinata. E tendo a credere che a un certo punto (sia pure per istigazione di Pagani) Fabrizio abbia capito che di certe risorse «naturali» della sua tecnica aveva fatto un uso eccessivo, narcisistico. Quel «canto bene» di «Giugno ’73» risale a circa dieci anni prima di Creuza de mä, e contiene già il seme della successiva autocritica. Che le note basse fossero una specialità di De André non ci sono dubbi…

L’ascolto tabù – Le musiche nello scontro globale, Franco Fabbri, Il saggiatore. L’ascolto tabù è quello disattento, quello che i più radicali tra i musicologi e i critici non possono nemmeno lontanamente concepire se non come un ossimoro, un assurdo, una bestemmia bella e buona, un sacrilegio nei confronti dell’arte regina. Ma servirebbe forse, a questi più o meno improvvisati soloni, anche un po’ di senso della realtà, merce ormai sempre più rara a ogni latitudine e in tutti gli ambiti: Franco Fabbri, viceversa, di senso della realtà ne ha eccome. Oltre ad avere straordinarie competenze e un’eccellente capacità divulgativa, tanto da rendere semplice, comprensibile e fruibile anche la più tecnica delle sue disamine, esempi di accuratezza, di profondità e di immersione consapevole nel contesto del mondo. Di cui la musica è una parte integrante, da cui la musica prende spunto. E a livello politico, economico, sociale gli ultimi anni sono stati caratterizzati da uno scontro deciso, dalla cui rigorosa analisi non si può prescindere se si voglia comprendere sul serio quando è avvenuto e sta accadendo e come la musica si sia prodotta in una continua, incessante e interessante trasformazione. Citando De Andrè, i Pink Floyd e molti altri, con uno stile da cronista purissimo Fabbri da cultura. Da leggere.

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