Libri

“L’ora di punta”

51pQhWQ+nOL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Certo, tra poliziotti e tassinari, come caschi caschi male…

L’ora di punta, Nora Venturini, Mondadori. La mai abbastanza compianta Laura Toscano, sceneggiatrice colta e dallo sguardo proiettato in avanti, scrittrice di talento, intellettuale di spessore, qualche anno fa scrisse col marito Franco Marotta e Carlotta Pascolini una fiction che andò in onda per alcune serate su Rai Uno. La protagonista era Stefania Sandrelli, per la quale ogni elogio, come sempre, non può che suonare comunque riduttivo, quand’anche si trattasse del più elevato possibile, tale è la delizia dell’interprete: insieme a lei nel cast Federica Citarella, Andrea Giordana, Paola Tiziana Cruciani, Bianca Guaccero, Ruben Rigillo, Ana Caterina Morariu, l’immarcescibile Valeria Valeri, Edoardo Leo e tanti altri. Il titolo era La tassista. Una donna, rimasta vedova, deve mantenere la famiglia e quindi inizia a guidare l’auto bianca del marito scomparso. Il problema di questo piacevole programma televisivo è che si tratta del più grande agglomerato di errori in merito al lavoro dei tassisti che si ricordi a memoria d’uomo, generato con ogni probabilità da una non conoscenza del mestiere (sarebbe bastato chiedere, però, oppure guardare bene…): persone che in possesso della semplice patente di guida, senza nemmeno uno straccio di certificato di abilitazione professionale, prendono e partono e cominciano a fare servizio di trasporto pubblico, auto con numero di licenza pari che hanno una sigla dispari, vetture pari col numero di raggruppamento scritto in rosso e dispari con cifre verdi, quando dovrebbe essere esattamente il contrario, turni decisi giorno per giorno dalla cooperativa in base forse all’oroscopo del mattino e non seguendo le tabelle comunali, colleghi che comunicano fra di loro direttamente attraverso la radio, neanche fossero camionisti col baracchino, percorsi impossibili da farsi in macchina, e forse anche con l’elicottero… Insomma, da quel punto di vista un disastro completo. E qualche lieve imperfezione, a guardare le cose da questa specifica angolazione, va detto per onestà, c’è anche nel romanzo di Nora Venturini. Che però, esattamente come la fiction, perfetta per il pubblico della generalista, si guardava con gaudio, è davvero bello. Ha qualche neo, abbiamo detto, ma non sono forse quelli che rendono speciali i volti? Piacevole a leggersi, intelligente, brillante, raffinato, divertente, ben costruito, agile, fluido, credibile, colorato, sapido, ironico, pieno di sfumature, delizioso. Sembra davvero di girar per Roma con i protagonisti. Debora ha venticinque anni. Vive a Ostia. Voleva fare la poliziotta. Il papà muore. Deve aiutare la famiglia. Così eredita la licenza che il genitore aveva acquistato a caro prezzo e con sacrificio, come fanno tanti, spesso accendendo mutui, e diventa lei Siena 23. Il lavoro le piace, guidare la diverte, benché il traffico di Roma, congestionato dal fatto che la gran parte delle persone è costretta quotidianamente a muoversi con mezzi propri, per lo più macchina o motorino, in quanto quelli pubblici funzionano nella migliore delle ipotesi in maniera pessima, sovente non aiuti. È bella ma vorrebbe essere più magra: resistere alle leccornie della mamma infermiera però è dura. Così com’è arduo non litigare col fratello: ma basta un attimo e si fa subito pace. Un giorno una bella signora sale sul taxi e le chiede di portarla presso un determinato indirizzo, e di attenderla al portone. Un portone da cui però non uscirà più. E la detective che è in Debora riemerge… Un’indagine al volante, come recita il sottotitolo: da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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