Libri

“Costellazioni del crepuscolo”

51oqZcv2ONL._SY346_di Gabriele Ottaviani

Vede, dottore, è possibile che un artista diventi un letterato, ma è assolutamente impossibile che un letterato diventi un artista, questa è la verità e ad un tratto tutto ciò che avevo scritto mi apparve sotto una luce crudele: non valeva un accidente! E a nulla era valso propinarlo al pubblico con l’avallo di una critica corrotta e servile. Improvvisamente fui sopraffatto dalla nausea per quel mondo letterario e giornalistico che mi aveva nutrito e riverito fino a quel momento. Scappai da Milano e venni a nascondermi quaggiù, sperando di placare il disgusto nel clima mite di questo lago. «Al diavolo Milano!» mi ero detto. Al diavolo Milano e le sue redazioni editoriali, nelle quali non si progettano più veri libri, ma dove ci si limita ad avvolgere con la carta stagnola quintali di saponette inodori e incolori. «Incartatori di saponette», ecco la definizione più appropriata per tutti (o quasi tutti) i dipendenti dell’attuale industria editoriale italiana, per tutti gli schiavi cioè di quella spietata macchina industriale che ha letteralmente saponificato quanto restava della tradizione editoriale italiana. Tonnellate di sapone e di carta stagnola vengono infatti scagliate quotidianamente sul mercato, al punto che le librerie non vendono più libri – come ormai è evidente – bensì carta stagnola. E i librai, poveretti, non sono più librai, ma dei cartolai; anzi, più esattamente, dei rivenditori allucinati di carta stagnola, la quale piomba ogni giorno sulle loro teste riducendoli in fin di vita. In nome della quale, per giunta, si allestiscono ogni anno delle costosissime esposizioni denominate «fiere librarie», ma che in realtà non sono nient’altro che fiere della carta stagnola.

Costellazioni del crepuscolo, Francesco Permunian, Il saggiatore, prefazione a cura di Salvatore Silvano Nigro. Nell’ambito della letteratura italiana contemporanea Francesco Permunian occupa senza ombra di dubbio un posto tutto suo, speciale e particolare: i connotati della sua scrittura totale, potente, variegata, unica, l’approccio originale, classico e insieme innovativo e irriverente, alle tematiche che tratta, la peculiare densità della sua prosa, organizzata con metodo, e della sua lingua, che rifugge triti termini di paragone e che si manifesta per epifanie, come un sorriso che compare su di un volto reso severo da un triste cipiglio, lo rendono assolutamente insostituibile. In quest’occasione l’autore di Cavarzere, presso Venezia, per raccontare l’abiezione del mondo prende le mosse in contemporanea da due punti diametralmente opposti della città ideale che ha edificato attraverso la costruzione delle sue parole: da un lato da Cronaca di un servo felice, la vicenda grottesca, sinistra, visionaria, comica, tragica, opprimente, allegorica e liberatoria, trattazione del declino ineluttabile di ogni fede e ideologia nella nostra falsa società, di una vecchia contessa ormai totalmente folle che vive immersa nella rassicurante bambagia di ridondanti vestigia accudita da un servo fedele e spietato che osserva la crudeltà e lo squallore di un mondo finanche erotomane che di aristocratico non ha che una qualche lontana parvenza, dall’altro da Camminando nell’aria della sera, laddove il dottor Porfirio Papas, medico condotto, guarda e commenta la misera e dolcemente complicata esistenza altrui che, tra difetti, pudori e dolori, prende vita sotto i suoi occhi, gli occhi di un osservatore privilegiato, che sa, è tenuto al segreto e ottiene fiducia e speranze. Ne scaturisce un’irresistibile carrellata di personaggi che ci raccontano in ogni dettalio il vivere e le sue perversioni. Insostituibile.

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