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“Capire il potere”

download (11)di Gabriele Ottaviani

Una donna: Al di là di questa idea di “avanguardia”, mi piacerebbe sapere perché lei è tanto critico con l’analisi marxista e in generale con tutti coloro che si dichiarano marxisti.

La cosa che mi rende sgradevole il marxismo è la semplice idea che esista una cosa del genere. È evidente che nella scienza non c’è nulla che somigli al “marxismo”: non c’è una branca della fisica che si chiama “einstenismo” o “planckismo”. Non avrebbe senso, perché le persone non sono dèi, ma scoprono alcune cose, fanno errori e i loro studenti glieli fanno notare, così la prossima volta faranno meglio. Gli scienziati usano termini come “darwinismo” o “newtonismo”, ma nessuno pensa che queste siano dottrine a cui essere totalmente fedeli, che si debba scoprire il pensiero del Maestro o capire cosa avrebbe detto in questa o quest’altra circostanza attuale. Tutto ciò è completamente alieno al pensiero razionale ed è frutto dell’irrazionalità. Vale la stessa cosa per il marxismo e per il freudismo, che sono entrambi oggetto di un culto irrazionale. Sono teologie, e per quanto mi riguarda appartengono alla storia delle religioni organizzate. Dunque, in parte il mio problema è l’esistenza stessa del marxismo, e già discuterne mi sembra un errore. Perché non si discute del “planckismo”? Semplicemente perché sarebbe folle. Il fisico tedesco Planck ha detto diverse cose, alcune delle quali giuste, che sono state recepite dalla scienza, altre sbagliate, che sono poi state migliorate. Non che Planck non sia stato un grande uomo, ha fatto grandi scoperte e alcuni errori, l’uno e l’altro. Ed è questo il modo giusto di considerarlo. Ma non appena si parla di “marxismo” o di “freudismo” viene abbandonata ogni razionalità. Mi sembra che ogni persona razionale dovrebbe porsi questa domanda: cosa c’è nel lavoro di Marx da salvare o da modificare, e che cosa bisogna abbandonare? Per quanto mi riguarda penso che Marx abbia dato una descrizione molto interessante della storia del xix secolo. È stato un eccellente giornalista. Sono interessantissime le sue descrizioni degli inglesi in India, quelle della Comune di Parigi [la rivoluzione dei lavoratori parigini del 1871, durata settanta giorni], o i passi del Capitale nei quali descrive la Londra industriale. Tutto ciò è stato successivamente migliorato o modificato da altri studiosi, ma è davvero molto interessante.

Capire il potere, Noam Chomsky, Il saggiatore, a cura di Peter R. Mitchell e John Schoeffel, traduzioni di Silvia Accardi, Giancarlo Carlotti, Pino Modola, Cesare Salmaggi, Laura Sgorbati Buosi, Giulia Carini. È uno dei pensatori più illuminati e illuminanti, apprezzati, stimati, innovativi, incarna l’idea stessa della competenza, dell’affidabilità, della giustizia, della coerenza, della solidità etica, sociale, culturale, politica, è uno di quelli, pochi, sempre più rari, che incantano la platea, che danno l’impressione di dire ogni occasione la cosa giusta nel momento giusto, di saper guardare molto oltre le convenzioni e le convenienze, di sostenere sempre la verità, soprattutto quando è più scomoda, di essere una voce fuori dal coro, completamente aliena al pensiero dominante, del tutto privo di sfumature, dalla parte di chi ha più bisogno, di chi non si nasconde dietro a un dito, di chi non mette, ipocritamente e/o per mero dolo, i propri interessi davanti a quelli della collettività, di chi crede che il mondo sia una straordinaria opportunità ma vada amministrato per bene, affinché nessuno subisca sulla propria pelle il peso, il dolore e la ferita di un’ingiustizia. Lo senti parlare, e non solo vorresti essere stato tu capace di dire quel che ha detto, ma ti diventano comprensibili anche argomenti difficilissimi: è un personaggio discusso, dalle argomentazioni più che strutturate, è un filosofo, uno storico, un anarchico, un teorico della comunicazione, un linguista statunitense, nato in quel di Philadelphia ottantanove anni fa da una famiglia ebraica originaria dell’Europa orientale, citato di recente perfino nel film PIIGS, che svela come la sbandierata austerity in realtà non sia stata altro per molti versi che un ulteriore meccanismo di prevaricazione proterva dei ricchi nei confronti dei meno abbienti (si pensi anche semplicemente all’acronimo per gli stati europei considerati inadempienti, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna e Portogallo: le cinque iniziali, I, I, G, S e P, potevano essere ricombinate in molti modi – IISPG, SIPIG, GIPIS… – ma “casualmente” si è scelto proprio quello che dà loro dei “maiali”), e nel delizioso Captain Fantastic, con un immarcescibile e straordinario Viggo Mortensen: è un uomo che ha fatto della divulgazione una missione. E che in questo libro, summa del suo pensiero, racconta, con uno stile che fa rivivere Tucidide, Tacito e Sallustio, che non fa sconti a nessuno, che guarda al passato, al sonno della ragione che ha generato mostri, alle maschere del potere, per stimolare ognuno a riappropriarsi del futuro, come sia potuto accadere che la libertà sia divenuta schiava dell’uso distorto della politica, della propaganda, dell’imperialismo, del consumismo, dell’industria bellica, dell’avidità, della menzogna. Dalle guerre in Corea e Vietnam ai legami col narcotraffico, l’orribile e annosa parentesi dell’apartheid in Sudafrica, numerose dittature, attraverso l’espressione di una vibrante passione civile suffragata da fonti, approfondimenti, documenti, date, esegesi e denunce, Chomsky squarcia il velo e indaga, lasciando senza fiato, il percorso che ha portato una superpotenza da sempre vista come un faro, come la terra delle opportunità, come il paese in cui uno dei più importanti documenti ufficiali sostiene che tutti gli uomini sono stati creati uguali e hanno pari diritto finanche alla ricerca della felicità, gli Stati Uniti d’America, a essere, lui sostiene, la più grande minaccia per la pace nel mondo. Per capire quel che stiamo vivendo, per riflettere, meditare, porsi delle domande e cercare delle risposte: un libro da cui non si può prescindere, che stimola la coscienza e il senso critico e invita a non fermarsi mai al ben più rassicurante livello delle apparenze.

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