Libri

“Robledo”

41xZ1qOwYkL._SY346_di Gabriele Ottaviani

Chiunque altro, vedendo sbucare uno sconosciuto dalla propria camera da letto, in infradito, tuta e canottiera avrebbe avuto una reazione di spavento – se non di spavento di sconcerto, e se non di sconcerto di caro vecchio e sano terrore. Giuseppe non si è scomposto minimamente. Si è limitato a squadrarmi e mormorare: Ospiti. Il suo sguardo era talmente vuoto da far paura. Somigliava a una voragine. Il quarto d’ora successivo è stato surreale. Ho preparato il caffè per entrambi. Lui ha bevuto il suo, io ho bevuto il mio, nessuno dei due ha sentito il bisogno di dire nulla. Dopodiché siamo rimasti seduti a fumare una sigaretta. Poi lui è andato a letto, lo stesso letto sul quale avevo dormito io, e io sono andato a cercare qualcosa da mangiare. Al mio ritorno lui era sotto la doccia. Ho preso due piatti di plastica. Ho messo in ciascuno di essi una porzione di pollo arrosto. Lo abbiamo mangiato in silenzio, con pochi gesti misurati. Ogni tanto dalle sue labbra colava un po’ di unto, allora prendeva un tovagliolo, se lo passava sul muso, sorrideva e tornava a mangiare. Qualche giorno dopo ci eravamo già abituati l’uno alla presenza dell’altro. Ho impiegato quasi dieci giorni per avere con lui qualcosa che potesse definirsi una conversazione. Non era il proprietario dell’appartamento: era anche lui un abusivo, come me. Era arrivato l’anno prima, dopo un lungo pellegrinaggio su e giù per lo stivale. Alla mia domanda su cosa facesse per campare, ha risposto con una lunga risata. Era dagli anni delle scuole medie che non sentivo ridere qualcuno a quel modo, in maniera tanto smodata. Era evidente che non voleva dirmelo. Non l’ho forzato. Ognuno aveva il diritto di avere i propri segreti. Del resto, lui non aveva mai chiesto nulla sul mio conto.

Robledo, Daniele Zito, Fazi. La notizia è che esiste ancora qualcuno che riceve un compenso per l’impiego che svolge. Sì, perché di solito la pretesa di potersi mantenere senza mendicare è vista dai datori di lavoro, specie in Italia, come qualcosa di aberrante. Oltraggioso. Assurdo. Scandaloso. Vergognoso. Ingrato. Poco importa che il lavoro preveda per sua natura un salario, altrimenti si tratta nella migliore ipotesi di hobby o volontariato e nella peggiore e più frequente di sfruttamento: anzi, non importa per nulla. Ma se invece esistesse qualcuno che lo fa per libera scelta? Lavorare gratis, s’intende. Come lo si definirebbe? Un pazzo? Un visionario? Un generoso? Uno che non ha bisogno perché è straricco? Un pervertito? La vittima di un’ossessione? Il prodotto perfetto di questa società che fa della contraddizione la sua stessa ragione di vita? C’è tutto questo e molto altro nel libro di Daniele Zito, che ha una prosa magistrale, ricca, innovativa, possente, destabilizzante: da non perdere assolutamente.

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