Libri

“Il collezionista di conchiglie”

download (5).jpegdi Gabriele Ottaviani

Le pallide dita di Belle frugano tra gli steli, una goccia di pioggia scivola giù per la curva di un pomodoro verde, e lui ha un bisogno improvviso di raccontarle tutto. Tutti i suoi misfatti, della mattina che sua madre andò al mercato mentre lui dormiva: gli vengono fuori mille confessioni. Aspetta da troppo; le parole si sono accumulate dietro una diga, ma ora si è rotta e il fiume sfugge dagli argini. Vorrebbe dirle quello che ha imparato sui miracoli della luce, sul modo in cui la luce del giorno va e viene a maree: il pallore e il luccichio dell’alba, il bagliore del mezzogiorno, l’oro del tardo pomeriggio, la promessa del crepuscolo. Ogni secondo di ogni giorno ha la sua magia. Vorrebbe dirle che quando le cose spariscono diventano qualcos’altro, che da morti ci leviamo di nuovo come fili d’erba, come semi che si apriranno. Ma è il suo passato a straripare: il dizionario, il libro mastro, sua madre, gli orrori che ha visto. «Avevo una madre» dice. «È scomparsa.» Non è sicuro che Belle gli stia leggendo le labbra; ha distolto lo sguardo, solleva un pomodoro, toglie un po’ di fango dal fondo e lo lascia ricadere. Joseph le si accoscia di fronte. Il temporale scuote gli alberi. «Aveva un orto. Come questo ma più bello. Più… ordinato.» Si rende conto che non sa come parlare di sua madre; non ha le parole che servono. «Ho rubato soldi, per anni» dice; non è sicuro che lei capisca. La pioggia gli scorre sugli occhiali. «E ho ammazzato un uomo.» Lei tiene lo sguardo sopra la testa di lui e non fa cenni.

Il collezionista di conchiglie, Anthony Doerr, Rizzoli, traduzione a cura di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani. La magia è nelle piccole cose, che spesso appaiono di pessimo gusto, ma in realtà è troppo ingeneroso definirle così, con quella stessa sicumera che si rivolge alle parole che si scambiano due amanti quando non siamo noi a essere coinvolti in quel sentimento, che dunque ci appare risibile. Prima di tutto perché ogni gusto ha la sua legittimità, e per antonomasia non è sindacabile, ma poi perché i teneri ricordi che ci appartengono sono la punteggiatura della nostra vita, le pause e gli incisi di un discorso del quale, almeno all’inizio, con ogni probabilità ci sfugge il senso generale, come quando si legge un romanzo o si scrive un testo senza avere ben chiaro, in fondo, quale potrà essere il suo epilogo. In questa raccolta di racconti, otto, che appaiono gemme di perfetta bellezza incastonata, l’autore vincitore del premio Pulitzer nel duemilaquindici sa, con assoluta sapienza, raccontare il riverbero delle paure e delle emozioni più intense e caratteristiche dell’essere umano nella natura, tra uomini in fuga, in cerca di casa e donne la cui sensibilità appare incomprensibile per chi non ne riesce a vedere le ragioni, tra barriere coralline, brughiere e fondali che rapiscono con le suggestioni vividissime che manifestano. Da non perdere.

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