Intervista, Teatro

“Il colloquio”: intervista a Virginia Acqua

18470896_10211340286695589_74482764_ndi Gabriele Ottaviani

In scena dal sedici di maggio al quattro di giugno al Teatro de’ Servi Il colloquio, di Serge Da Silva, diretto da Virginia Acqua, che è anche traduttrice del testo originale, con Luca Basile, Ermenegildo Marciante e Tommaso Arnaldi: sentiamo cosa ci racconta Virginia Acqua.

Il colloquio torna a Roma: per chi non lo conoscesse di che spettacolo si tratta?

Commedia. Divertentissima. Intelligente. Insolita. Per essere sintetica! I primi due aggettivi non hanno bisogno di precisazioni quindi mi soffermo sul terzo: è insolita, almeno per l’Italia, perché esce dagli schemi della commedia che verte sui sentimenti, sulle coppie più o meno felici o sfigate, mariti, mogli, tradimenti, equivoci etc. Qui sono tre maschietti, disoccupati, convocati lo stesso giorno e alla stessa ora per un colloquio di lavoro per lo stesso impiego. Un solo posto disponibile. Una sola sala d’aspetto per tutti e tre. Immaginate cosa ne possa venire fuori? Ecco, prendete ciò che avete immaginato e moltiplicatelo.

Cosa ti ha spinto a mettere in scena quest’opera?

L’ho vista a Parigi, aveva debuttato da due giorni. Ho riso come una matta e mi sono appassionata alla storia di questi tre fantastici, simpatici, odiosi, deliziosi, comicissimi e teneri poveracci. Ho subito pensato: la voglio portare in Italia. E ancora non sapevo che la commedia a Parigi avrebbe superato il record di 500 repliche! I parigini sono impazziti e hanno dato vita a un passaparola forsennato. La cosa più divertente è che Serge Da Silva, il geniale autore, quando l’ho incontrato per chiedergli la commedia, mi ha voluto premurosamente esprimere la sua perplessità avvertendomi: “Sai, la commedia parla di un argomento molto francese, la disoccupazione… credi che la capiranno in Italia?”

Se dovessi descrivere con un solo aggettivo i tuoi protagonisti, quale sceglieresti?

Nessuno, Leggenda, Sangria. Sono i loro cognomi. Ecco, diciamo che basta già questo per descriverli.

Che cosa rappresenta per te il teatro?

Il teatro è l’Umanità. Si lavora su storie di esseri umani, sui sentimenti di esseri umani, collaborando con esseri umani, gli attori, proprio sulle loro caratteristiche umane. Ok, ho ripetuto l’aggettivo “umano” un po’ troppo, ma non saprei esprimermi diversamente. L’Uomo è il vero mistero di questo Universo, altro che le particelle di anti materia o i buchi neri! Il teatro è un lavoro sull’infinito, non ti puoi annoiare mai, perché il fascino dei pensieri e delle infinite emozioni degli uomini non si esaurisce mai.

Qual è la situazione della cultura in Italia? E del mondo del lavoro?

La gente è diffidente verso la cultura. O perché pensano sia noiosa, o perché ne sono intimiditi. A Parigi non è così. La cultura è di tutti, fa parte della vita di tutti. Nessuno deve sentirsi estraneo alla cultura o indegno. Soprattutto del teatro! Il teatro parla di noi, di tutti, quindi è per tutti! A Parigi è un’abitudine dedicare una serata a settimana al cinema e una al teatro… certo a poterselo permettere, qualcuno dirà! E qui ci si lega con la tua seconda domanda. Il mondo del lavoro… la gente vive nell’incertezza, non c’è abituata perché cresciuta in un clima di relativa stabilità e quindi, sentendosi ora più insicura, pensa di dover rinunciare al superfluo. E così facendo però si blocca ancora di più il mondo del lavoro di qualcun altro (ovvero chi crea il “superfluo” e ne fa il proprio soste manto. Il superfluo per noi è la sopravvivenza di qualcun altro) che a sua volta si ritrova nell’incertezza etc… gli unici che se ne giovano sono i produttori di antiacidi gastrointestinali. Sarà che noi del teatro siamo precari dalla nascita… Non è che quando è arrivata la “crisi” abbiamo sentito molto la differenza. Tutti abbiamo delle difficoltà, ma non si può vivere nella paura. La paura ci rende vulnerabili più delle difficoltà stesse e fa uscire il peggio di noi. Di questo parla la commedia.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Altri due testi di cui curerò la regia, molto belli e originali! Di nuovo provenienti dalla Francia e di nuovo assolutamente – pur nella loro totale diversità, uno è ultra comico, l’altro drammatico – corrosivi! Ora che mi ci fai pensare… ma perché mi propongono sempre testi del genere? Mi devo porre delle domande? Guardate che io non sono cattiva, è che mi disegnano così.

Se potessi realizzare un desiderio che hai, quale sarebbe?

Quello che sto facendo.

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