Intervista, Teatro

“Il colloquio”: intervista a Luca Basile

18221686_10211256173232805_6295117038964114580_ndi Gabriele Ottaviani

In scena dal sedici di maggio al quattro di giugno al Teatro de’ Servi Il colloquio, di Serge Da Silva, diretto da Virginia Acqua, che è anche traduttrice del testo originale, con Luca Basile, Ermenegildo Marciante e Tommaso Arnaldi: sentiamo cosa ci racconta Luca Basile.

Il colloquio torna a Roma: che significa per te?

Il colloquio è una piccola perla che arriva direttamente da Parigi, significa molto per me,  perché è l’unione di più forze, dell’intuizione nel cogliere le potenzialità di questa commedia a Parigi e del crederci fino in fondo della regista Virginia Acqua, che si è anche occupata del riadattamento in italiano, della sinergia con i miei amici colleghi sul palco Tommaso Arnaldi e Ermenegildo Marciante. Siamo partiti dal teatro Studio Uno, una bella realtà di teatro off a Roma, ed è successo l’impensabile Gianluca Ramazzotti, produttore teatrale, ha visto lo spettacolo, si è innamorato del progetto, ne ha colto le potenzialità e lo ha portato al Teatro de Servi. Un’operazione meritocratica ma anche un rischio che si è assunto che non si vede spesso in Italia. Siamo arrivati qui, è stata questa una piccola grande vittoria, ma la scommessa continua e sono sicuro che il pubblico romano ci aiuterà a bissare il successo che questa brillante commedia merita e ha già avuto nella capitale francese e poi per tutta la Francia.

Come descriveresti il tuo personaggio?

La caratteristica principale di Franco Nessuno è l’innocenza. È stato questo a farmi innamorare di lui. Nel mondo del lavoro odierno i meccanismi sono sempre più perversi, il lato umano è ormai assolutamente in second’ordine, i rapporti sono ormai ridotti allo stadio di Homo homini lupus. È una giungla eppure Franco sembra non accorgersene, in un mondo dove tutto è rapido e frenetico, pieno di predatori, lui è lento, assapora i momenti, c’è ancora spazio per la scoperta, per il gioco, per la relazione umana, per sorprendersi di qualcosa. La sua ingenuità è affascinante.

Che cosa rappresenta per te il teatro?

Ci sarebbero molte definizioni. Il teatro per me è innanzitutto l’occasione di un viaggio interiore impensabile in altri contesti. Dentro di noi, abbiamo tutto ma spesso non ne siamo a conoscenza il teatro ti pone di fronte a situazioni che portano a continue scoperte di sé. Scoperte spesso inimmaginabili. Il teatro è anche un grande atto di libertà nei confronti di se stessi e degli altri. È una possibilità di essere se stessi a 360 gradi, prima di tornare ad indossare ognuno la propria maschera fuori dal palco. Infine il teatro è un dono di se stessi al pubblico, se si è sinceri la reciprocità che ne segue è straordinaria. Il pubblico lo avverte e inconsciamente restituisce la stessa energia.

Qual è la situazione della cultura in Italia? E del mondo del lavoro?

La situazione della cultura in Italia  soffre della situazione generale dell’economia italiana. Sostanzialmente non c’è una visione di lungo periodo, si va avanti per iniziative spot spesso mal organizzate, oppure dove si chiede di anticipare denaro per partecipare a iniziative in un settore dove il denaro non c’è. A questo si aggiunge il fatto che la cultura non è affatto considerata una risorsa economica, né un’occasione di business, come l’esempio americano o semplicemente oltremanica, ma anche nella più vicina Francia, dove il sostegno statale risulta essere meritocratico ed intelligente. È difficile vivere di questo mestiere in Italia, a meno che non si abbiano già le spalle coperte e ci si possa permettere di affrontare i provini più serenamente oppure investire nella propria formazione e nei workshop senza il timore di non riuscire ad arrivare a fine mese. Io ho deciso di unire le mie competenze e le mie passioni, dalla recitazione all’amore per l’arte e per la scrittura e mi sono inventato un format il Living Theatre che prevede un abile intreccio tra visite guidate e teatro itinerante, sfruttando come location gli angoli, le piazze, i vicoli di Roma che è un set di pietra e marmo a cielo aperto. Sulla base di uno studio storiografico e bibliografico delle biografie di artisti e personaggi famosi hanno preso vita per le strade di Roma Caravaggio, Michelangelo, Bernini Borromini, Trilussa, i Borgia. Spettacoli che prevedono anche 5-6 attori per le strade di Roma pronti a sorprendere i gruppi di romani alla riscoperta della propria città. In tutto sono ormai 13 spettacoli. 5 anni fa il tour operator I viaggi di Adriano ci ha creduto e ha comprato tutti gli spettacoli, attualmente sono previsti 80 spettacoli solo per l’estate, ma ormai la richiesta è tale che non ci fermiamo neanche più in inverno. Siamo partiti in due, io ed il mio amico socio Valerio Di Benedetto, e attualmente vi lavorano circa venti attori. Un esempio concreto di come la cultura possa creare un importante indotto economico.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Faccio parte del cast italiano dello spettacolo The play that goes wrong, in Italia Che disastro di commedia. L’anno prossimo porteremo lo spettacolo in giro per l’Italia, Milano, Torino, di nuovo a Roma e poi in Puglia, si tratta di un successo inglese divenuto internazionale, per la regia di Mark Bell, e sono davvero fiero di farne parte, e poi faccio parte del cast italiano di No tengas miedo, in Italia Non aver paura, per la regia di Eduardo Aldan, un altro successo questa volta spagnolo divenuto successo internazionale che a Roma ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e che presto si farà conoscere in Italia.

Se potessi realizzare un desiderio che hai, quale sarebbe?

Sono innamorato di Sense 8, la serie di Netflix, sarebbe stupendo riuscire a far parte di progetti del genere.

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