Teatro

“Chi ha paura di Virginia Woolf?”

1-Chi-ha-paura-di-Virginia-Woolf-M.Marigliano-A.Cirillo-E.Ribatto-V.Picello-@di Gabriele Ottaviani

Parte tutto da lì, da una canzoncina ironica e perversa. Who’s afraid of the big bad wolf? Chi ha paura del grande lupo cattivo? E il lupo è l’amore avvelenato, violento, violato, alcolizzato, soffocato, frustrato, rinfacciato, desiderato, mai provato. È un matrimonio logorato, smembrato, polverizzato. È una tensione incontrastabile verso l’infelicità, è un suicidio molto più che semplicemente assistito, è un gioco della verità perfido che si nutre di artificio e diventa massacro, è un mostro sbattuto in faccia al prossimo, che sembra avere tutto, ma in realtà possiede meno di niente, tutto sfugge fra le dita come sabbia, è una morte annunciata. Come quella di Virginia Woolf. Lei è volgare e viziata. Lui è un fallito. I loro giovani ospiti sono belli e apparentemente perfetti, migliori. Ma tra un mobile bar ricolmo di liquori, qualche divano e un posacenere, esplode il dramma della borghesia ipocrita, della società squallida portata avanti dall’interesse, dalla repressione, dal dolore, dalla desolazione, dalla morbosità. È un testo straordinario, classico, mitico, modernissimo, difficilissimo, pieno di riferimenti e di chiavi di lettura, drammaticamente credibile, tragico e parossistico, nonché oltremodo rischioso, perché si può scivolare in un attimo nella caricatura, nella monotonia di un ritmo a una corda sola. Ma non è il caso di questo intelligente e riuscito adattamento, diretto e interpretato in stato di grazia. È stata la pièce, dagli accenti à la Tennessee Williams, che ha fatto accendere la luce della fama sul suo autore, Edward Albee. È stato un film che ha fatto letteralmente epoca, rivoluzionario anche dal punto di vista del linguaggio, con Liz Taylor, perfetta, Richard Burton, George Segal e Sandy Dennis, il debutto alla regia di Mike Nichols (Il laureato, Conoscenza carnale, Silkwood, Una donna in carriera, Piume di struzzo, Angels in America, Closer). È la storia di Martha, George, Nick e Honey. È ora in scena al Teatro Vascello di Roma (traduzione di Ettore Capriolo, con Milvia Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Edoardo Ribatto, tutti eccellenti, scene di Dario Gessati, costumi di Gianluca Falaschi, luci di Mario Loprevite, regia di Arturo Cirillo, produzione Tieffe Teatro Milano / Marche Teatro) fino al quattordici di maggio. Chi ha paura di guardarsi dentro? Chi ha paura della realtà? Chi ha paura di Virginia Woolf? Da non perdere.

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