Cinema

“Tutto quello che vuoi”

66140_hp.jpgdi Gabriele Ottaviani

È il classico buddy movie con almeno un quarto d’ora di troppo in cui la differenza d’età tra i protagonisti è marcatissima, il canonico, semplice (ma non privo di raffinatezze), prevedibile, oscillante tra momenti di estrema credibilità e altri pressoché inverosimili, rapporto giocato sulle dinamiche mentore – allievo, un po’ à la Scialla (sempre di Bruni), un po’ à la Il postino, un po’ come Profumo di donna e simili: uno è un ventiduenne con un cattivo rapporto col padre e la di lui giovanissima compagna, orfano di madre praticamente da sempre, un po’ rozzo, perdigiorno, combinaguai, immaturo, imbranato, senza voglia di faticare, che vive di espedienti e con amici come lui, l’altro è un poeta ottantacinquenne solo al mondo, se si fa eccezione per la vicina e proprietaria di casa, che vive in un’augusta dimora in via Dandolo (si riconoscono Trastevere, Porta Portese e molte altre zone di Roma), ha avuto un solo grande amore, ha attraversato la seconda guerra mondiale e ora necessita di un badante, salvo poi rivelarsi un tutore perfetto, nonostante l’Alzheimer, che gli fa dimenticare il passato recentissimo ma non la passione per gli scherzi, qualche piccola trasgressione come le sigarette (buon Dio, a quell’età gli fa peggio non fumare…) e la mitica formazione del Grande Torino, ossia Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II. Tutto quello che vuoi, scritto e diretto dal già citato Francesco Bruni, con le azzeccate musiche di Carlo Virzì e liberamente ispirato a Poco più di niente (Cosimo Calamini, Garzanti), in sala dall’undici di maggio, comunque convince, funziona, diverte, commuove, emoziona, si guarda con levità e genera empatia: in gran parte per merito del cast, ovvero Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Emanuele Propizio, Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Raffaella Lebboroni, Andrea Lehotska, Riccardo Vitiello, Carolina Pavone e soprattutto lui. L’uomo per cui è stata inventata la parola signore. Giuliano Montaldo, straordinario.

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