Intervista, Libri

Alberto Mandreoli: Salò, l’inizio di una tragedia

Foto Alberto Mandreolidi Gabriele Ottaviani

Convenzionali ha recensito Il fascismo della Repubblica Sociale a processo. Sentenze e amnistia (Bologna 1945-1950): ora abbiamo il piacere di approfondirne i temi con l’autore, lo storico Alberto Mandreoli.

 

Che cosa ha rappresentato la Repubblica sociale nella storia italiana?

La Repubblica sociale italiana, Stato vassallo sorto sotto l’ala opprimente della Germania hitleriana, è nata all’indomani dell’8 settembre 1943, giorno in cui fu firmato dal maresciallo Pietro Badoglio l’armistizio con le truppe alleate, già sbarcate in Sicilia. Se l’8 settembre con le sue conseguenze ha condotto una nazione allo sbando (espressione della storica Elena Aga Rossi), la nascita della RSI ha rappresentato l’inizio di una tragedia. La guerra civile: italiani contro italiani, con l’esercito tedesco in casa. Giorni di enorme confusione e di grande smarrimento, ma anche tempi di discernimento e di scelte tra il legittimo e l’illegittimo: al sud il governo provvisorio guidato da Badoglio, al nord la Repubblica sociale. Molti soldati e antifascisti di diverse ispirazioni politiche, consapevoli della necessità di agire, si ritrovarono uniti perseguendo un unico obiettivo: liberare l’Italia dal nazifascismo. Questo fu fatto con armi e anche senz’armi.

 

Perché in tanti vi aderirono?

Affascinati dal carisma del Duce e assuefatti dal ventennio che aveva dato loro lavoro, cibo e dignità, molti decisero di schierarsi con la RSI e, questa volta, pronti ad affrontare la “bella morte”. Quanti di loro sopravvissero alla guerra civile non rinnegarono quel periodo che aveva segnato per sempre la loro esistenza. Anzi lo rimpiansero con nostalgia. Come, per esempio, Piera Gatteschi Fondelli, generale del Servizio Ausiliario Femminile, che scrisse molti anni dopo nel suo memoriale: «Ho vissuto il periodo più bello della nostra Patria, il ventennio di Mussolini. Ebbi l’onore della sua fiducia e credo di aver fatto fino in fondo il mio dovere. Alle mie Ausiliarie, che ho e sempre avrò tutte nel mio cuore».

 

Attualmente qual è lo stato degli studi storici sul fascismo?

In questi ultimi anni, in ambito scientifico e divulgativo, sono stati pubblicati libri interessanti e approfonditi su Benito Mussolini e sul “suo” regime. Diversi, i temi affrontati in questi volumi: le origini del “fascismo” e la mentalità propria di un’ideologia (Emilio Gentile), le responsabilità italiane sul fronte greco-albanese e la pulizia etnica condotta dalle autorità fasciste in Croazia e Dalmazia (Gianni Oliva); i crimini contro la popolazione libica ed etiope (Angelo Del Boca), il carattere oppressivo e la collaborazione della RSI con l’alleato tedesco anche attraverso la persecuzione degli ebrei (Mimmo Franzinelli), l’origine e lo sviluppo della RSI nelle sue diverse forme (Mario Avagliano-Marco Palmieri), la guerra operata senza pietà dalle truppe italo-tedesche in Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte contro la popolazione civile (Luca Baldissara-Paolo Pezzino).

Secondo lei in Italia si parla in maniera obiettiva del ventennio mussoliniano?

Lo studio scientifico e la ricerca storica rischiano di rimanere circoscritte in un ambito ristretto, scarsamente conosciuto ai più. Questa situazione ha delle motivazioni: in Italia, dal dopoguerra fino ad oggi, un discorso serio e obiettivo sul fascismo non vi è mai stato in ambito politico-civile. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, pronunciate nei giorni che ricordano la Liberazione, non si sono mai fatti i conti con un regime, sorto in Italia per opera di italiani, che ha condotto una nazione intera alla distruzione e alla morte. Questo fenomeno, la mancata “Norimberga italiana”, per dirla con un’espressione dello storico Michele Battini, ha radici lontane: ad esempio, l’amnistia promossa dall’allora ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti fu un vero e proprio “colpo di spugna” sui crimini fascisti. Questo perché bisognava andare avanti a tutti i costi e voltare pagina. Ben diversa è stata la presa di coscienza avvenuta in Germania nel dopoguerra in merito alle atrocità operate dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale. A ricordare ciò che ha rappresentato per i tedeschi un regime oppressivo ci sono tanti monumenti e musei e si organizzano continuamente mostre e convegni. Così non è in Italia o comunque quel che si fa non è ancora sufficiente.

Quanto è durato il lavoro di ricerca che l’ha portata a scrivere il suo libro? E attraverso quali fasi si è sviluppato?

La ricerca è durata circa due anni e mi ha condotto in sette Archivi di Stato, dislocati nel centro e nord Italia. Primo archivio da me visitato è stato quello di Bergamo dove è conservato il fascicolo intestato a Lorenzo Mingardi e Armando Quadri, gerarchi fascisti implicati nell’eccidio di Monte Sole, conosciuto anche come strage di Marzabotto, avvenuto tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944. Lo studio delle carte processuali –  i verbali dei dibattimenti e delle testimonianze, quindi – mi ha permesso di ricostruire la rete di potere e di oppressione che i fascisti della RSI hanno tessuto a Bologna e provincia: Dino Fantozzi (prefetto e capo provincia); Giovanni Tebaldi e Marcello Fabiani (questori), Giorgio Pini (direttore de Il Resto del Carlino e sottosegretario agli Interni nella RSI), Renato Tartarotti (capitano della Compagnia autonoma speciale).

Qual è il compito della Storia?

In altre parole, potremmo domandarci a cosa serve la Storia e quale utilità possa avere per noi. Credo che il primo compito della Storia è quello di farci conoscere il passato con profondità. La Storia, quella personale e quella dei grandi popoli, fa parte di noi e della nostra esistenza e non può essere trattata con superficialità. Altro compito è quello di indagare il passato con rigore e onestà intellettuale. Raccontare la verità dei fatti consente di svolgere un’azione positiva e sana sulla realtà presente. Infine, la ricerca storica non può scollegarsi da un discorso etico che ha inevitabili conseguenze sul nostro presente: quanto le nuove generazioni hanno bisogno – attraverso la trasmissione storica – di riscoprire i temi, così decisivi e significativi, della responsabilità personale e della coscienza individuale, chiamata a dire dei sì e dei no dinanzi alle sfide del presente e ai “totalitarismi” di oggi.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...