Cinema

“Maradonapoli”

Maradonapoli-poster-locandina-2017di Gabriele Ottaviani

Maradonapoli. L’amore non si spiega. È come quando ti abitui a dormire sulla cucitura del materasso perché l’altra metà del tuo letto è occupata da una specie di stella marina impazzita che russa come un trombone e ogni volta che si rigira si porta dietro lenzuola, coperte e federe, una specie di tornado che nemmeno una pistola sparapunti può ridurre a più miti consigli. Quando poi però magari capita che il letto sia tutto per te, ti accorgi che in fondo a dormire in bilico non si soffre poi tanto. Si soffre di più perché l’altra metà del letto è vuota. L’amore è così. Non si spiega. È totale. Ha le sue ragioni, che la ragione non conosce. E per lui, in quella città di straziante e spettacolare bellezza, che con più forza emerge laddove più dolore si annida, c’è amore. Ricambiato. Passione. Gratitudine. Riconoscenza. Rimpianto. Affetto. Amicizia. Perdono. Comprensione. Indulgenza. Fede. La città è Napoli. Lui è Diego. Diego Armando. Diego Armando Maradona. El pibe de oro. La mano de Dios. L’angioletto con la faccia sporca e le mani impiastricciate dalla marmellata rubacchiata, rigorosamente pulite sul saio bianco della prima comunione, rimboccato per poter meglio calciare il pallone, che ha fatto vincere un popolo abituato all’umiliazione. Il documentario, bellissimo, di Alessio Maria Federici (Bambini, Lezioni di cioccolato 2, Stai lontana da me, Fratelli unici, Tutte lo vogliono), in sala dal primo al dieci di maggio, è un tuffo nell’autenticità, laddove l’acqua è davvero più blu. Emozionante, divertente, esaltante, commovente. Da non perdere.

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