Libri

“Neverhome”

download (1).jpegdi Gabriele Ottaviani

La tua vecchia madre che non ha mai fatto niente a parte sgobbare ed essere frustata ogni giorno della tua vita. E fare i suoi sogni. E chi lo sa dov’era. Dove l’avevano porta­ta i suoi sogni. Fa freddo così e fuori è nero come i denti del diavolo e tu sei sveglia perché hai appena sentito la campana dell’allarme. La Morte sta arrivando lungo la strada per venire a bussare alla tua porta e tu non sai che fare. Il padrone ritorna dalla guerra dopo un mese appena e la padrona è morta per colpa del suo dito infettato e giace nella terra accanto ai figli morti e adesso lui sta venendo a seppellire te. Te, i tuoi figli e la tua vecchia madre. Prima che tu te ne vai a vivere al Nord con lo zio Lincoln. A vivere nella sua casa bianca e a cogliere i frutti dei suoi alberi. Il padrone e i suoi scagnozzi stanno venendo. Ho due braccia e una schiena. Ho tre bambini e una madre vecchia che non può camminare. ‘Corri adesso’ è quello che mi ha detto la mia vecchia madre. Si è alzata, giusto il tempo di mettermi sulla schiena uno dei bambini e ficcarmi gli altri due fra le braccia. ‘Corri adesso,’ ha detto. La mia vecchia madre. C’era un pendio dall’altra parte della corte, con dei cespugli come questi qui, io sono andata lì e li ho guardati arrivare e trascinare fuori nella corte la mia vecchia madre tirandola per i capelli. L’hanno fatta stendere in una delle pozzanghere. L’han­no tenuta lì al bagnato. L’hanno tenuta lì finché non si è mossa più. E io, con tre bambini in collo, sono rimasta lì a guardare mentre affogavano mia madre. Come un ratto su cui sputare. E da un momento all’altro uno dei miei figli poteva mettersi a piangere. E tu vuoi condividere la strada con me? Darmi una galletta e aiutarmi lungo il cammino? Raccontarmi storie su un idiota di capitano e qualche altro imbecille con le tasche chiuse perché si è gonfiato tutto? Storie di rasature e profumo francese?

Neverhome, Laird Hunt, La nave di Teseo, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra. L’intento è uno. Tornare a casa dalla guerra. Viva. Sì, non è un refuso. Viva. Con la a finale. Perché è una donna. Eppure veste un’uniforme. Da uomo, va senza dirsi. È decisamente più moderno il contesto di stati come Israele in cui, per dire, anche le donne fanno il militare. Anche perché Israele a quest’epoca non esiste ancora. Siamo ben lontani dalla fine della seconda guerra mondiale. Non c’è ancora stata nemmeno la prima, figurarsi. Il conflitto in corso è la guerra civile americana, nord contro sud, unionisti contro stati confederati secessionisti, economia industriale contro sistema di piantagione e schiavismo. Insomma, l’incendio di Atlanta e via discorrendo, con buona pace di Rossella O’Hara, indomita e cocciuta, incredibile bisbetica capace di farsi un vestito con le tende e di giurare davanti a Dio e a tutti i nordisti che non avrebbe mai più sofferto la fame, brandendo un tubero sozzo di terra levando gli occhi al cielo sub tegmine di una meravigliosa quercia, che però la vulgata racconta fosse solo dipinta: qui siamo più dalle parti di Ritorno a Cold Mountain, mutatis mutandis. La chiamano Ash perché si fa passare per il coniuge cui è devota e di cui ha preso il posto, e non si tira indietro di fronte a nulla, men che meno dinnanzi all’orrore. La domanda però che sorge spontanea a questo punto è una: perché? Laird Hunt lo spiega, con una prosa che galoppa forsennatamente e alla quale non si può assolutamente resistere.

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