Cinema

“Gold”

matthew-buttdi Gabriele Ottaviani

Ha sul braccio il tatuaggio di un uccello senza zampe che vola nel vento, come quello della poesia che ha imparato da piccolo. Ha in testa tre peli bisunti. Fuma una Winston rossa dietro l’altra. Ha una Cadillac Eldorado color sabbia. Ha una pancia alcolica che sembra un cocomero. Ha una fidanzata bellissima, umile e vistosa che adora le rose gialle e si cuce le tende da sola con scampoli sgargianti. È un sognatore e per quelli è disposto a tutto. Perché se vendi i sogni, dice, che cosa ti resta? Ha un socio che si imbarca con lui in un’impresa titanica. È buono, generoso, audace, ingenuo, vulcanico, schietto, visionario. Trova, pare, il più grande giacimento d’oro di cui si abbia memoria in quel dell’Indonesia vessata dal terribile Suharto. È la quintessenza del sogno americano in pieno edonismo reaganiano. Discese ardite e risalite di continuo. Vuole costruire qualcosa, anche in ricordo del padre, un uomo buono e probo. È del Nevada, dove suo nonno è arrivato in un tempo lontano con l’unica compagnia di un cavallo e due muli. È una storia vera. Quella di Kenny Wells. È Gold – La grande truffa, un gran bel film in sala dal quattro di maggio. Fatto più che bene da ogni punto di vista. Con Corey Stoll, Toby Kebbell, Bryce Dallas Howard, Édgar Ramírez e soprattutto lui. Un attore sempre più straordinario. Che non teme nulla, nemmeno d’imbruttirsi, e che con una ruga d’espressione trasmette una galassia d’emozioni. Matthew McConaughey è in stato di grazia.

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