Libri

“Il sole a ovest di Córdoba”

download (5)di Gabriele Ottaviani

Da tempo temevo lo scontro diretto col SeAP e l’avevo rimandato il più a lungo possibile. Ora mi trovavo al cospetto di un bivio e già sapevo che direzione avrei preso. Proprio quando i collaboratori dell’organizzazione mi avevano espresso il loro consenso e appoggio morale, i dirigenti mi si erano opposti col più duro ostruzionismo. Secondo Claudia ero cieco di fronte ai rischi: primo fra tutti quello di non riuscire a mantenere la promessa fatta a Nilda; secondo, quello che un erede del proprietario del terreno spuntasse come un fungo e ci accusasse di esproprio. Poi veniva la difficoltà a gestire un luogo senza l’appoggio di un’organizzazione, anche se per questo contavo sull’aiuto di Lia e Mercedes. Da ultimo c’era la possibilità che la Casita del Sol si trasformasse in un centro di potere per pochi, come già avvenuto per la cooperativa El Carrero. Terminata la telefonata con Claudia, chiamai Lia. Rimanemmo più di un’ora al telefono: io a sfogarmi, lei perlopiù ad ascoltare. Mi consigliò di non prestare trop pa attenzione a simili pressioni. Un suggerimento che non servì a sedare i miei nervi, già peraltro provati da un’altra banale discussione telefonica con Annegret.

«Ricapitolando» disse Annegret, dopo l’ennesimo nome femminile snocciolato dal rosario di conoscenze del SeAP «abbiamo Noelia con cui vai a fare le passeggiate in montagna, Lia e Mercedes per i locali e le feste, per non parlare di Sessi e Jenny, quindi Alicia e Nilda come guida nelle villas miseria…» «Perché non ci aggiungi anche Titina, visto che ci sei?» «Bravo, sfotti pure» «Dai che scherzo. Abbiamo solo dieci minuti, perché ci attacchiamo a queste sciocchezze?» «Quando io esco coi colleghi tu vuoi sapere per filo e per segno dove siamo andati e cosa abbiamo fatto, mentre io non posso neppure sfiorare l’argomento perché abbiamo i minuti contati».

Andai a dormire scosso, ripetendomi che forse, a mente fredda, sia io che Claudia avremmo ridimensionato l’accaduto. La somma dei miei malumori diede i suoi frutti il giorno successivo, al rientro dal collegio Domenico Savio, dove ero andato a parlare col rettore della scuola per verificare la possibilità di organizzare una lotteria di beneficenza all’interno dell’istituto. Mi trovavo all’internet point della Deán Funes. Ero seduto davanti al computer e stavo controllando la posta, quando dentro di me avvertii una crescente sensazione di disagio che in breve si tramutò in panico. Facevo fatica a dominarmi. Qualcosa al mio inter no si gonfiava e premeva, in un luogo indefinito tra lo stomaco e il cuore, e lentamente si stava dilagando in tutto il corpo. Mi alzai, raccolsi lo zaino da terra e la giacca dalla sedia. Incrociando lo sguardo perplesso del ragazzo dietro al bancone capii di non avere un bell’aspetto. Pagai e gli chiesi dove potessi trovare una farmacia. Mentre barcollavo fuori dall’internet point, pensai a un problema di pressione o al cuore. Poi mi ricordai che crisi simili le avevo avute anche da bambino. Accadevano all’improvviso, senza nessuna apparente causa scatenante: sentivo mancarmi l’aria e a nulla potevano la bocca spalancata e l’affannata iperventilazione. Crisi di pochi secondi, ma le percepivo come un’eternità. La mia fortuna con questi attacchi di panico è sempre stata quella di non aver mai dato alla cosa troppo peso. Ero assolutamente convinto che un giorno o l’altro avrei sconfitto tutte le mie paure.

Il sole a ovest di Córdoba – Storia di una favela argentina, Fabio Mancin, Villaggio Maori edizioni. I proventi dell’autore verranno devoluti ai progetti La Casita del Sol e Hogar de dia Polo (www.lacasitadelsol.org). Ormai tredici anni fa, nel duemilaquattro, Fabio, voce narrante, autore e protagonista di questo viaggio che non può non palesarsi sin da subito, anche grazie all’immediatezza della sua prosa impregnata di autenticità e di ampio respiro, che emoziona, intriga, appassiona, commuove, fa indignare, riflettere, meditare, genera consapevolezza, speranza, fiducia e determinazione, e rimette nel giusto ordine le priorità della vita, come un’esperienza prima di tutto dell’anima, parte. Lascia gli affetti. Lascia il lavoro. Si unisce a una organizzazione non governativa. Dalla Germania va a finire molto più vicino alle sponde del Primero che non a quelle del Reno, a centinaia di chilometri a nordovest di Buenos Aires, in Argentina. Tra gli ultimi, e alla fine del mondo. In mezzo a una povertà che morde le carni e le ossa come il freddo che si prova al polo, come un cane rabbioso che trema di furore, in mezzo a un degrado morale ma anche, se non in verità soprattutto, quantomeno per l’impatto e l’evidenza concreta, tangibile, agghiacciante, materiale, all’abiezione, all’abbrutimento, allo squallore, alla disillusione, al dolore, all’illegalità, alla violazione della legge, all’assenza vera e propria della legge, perché lo stato e le istituzioni si disinteressano di chi non può offrire di fatto nulla oltre al suo cupo e immenso dolore in cambio dell’aiuto di cui necessita, a cui ha diritto, che chiede e implora, per cui spera e dispera, aggrappandosi con le unghie e i denti a ogni appiglio possibile per sopravvivere con un grammo di dignità e un rimasuglio di desiderio. La rassegnazione è una cappa che soffoca i sogni, oltre che una suadente pigrizia infida e ammaliatrice che tarpa le ali a chi è troppo triste persino per poter anche solo immaginare un giorno di poter pensare di volare: ma c’è la luce oltre le nuvole, c’è il sole dietro la nebbia, esistono bagliori oltre il buio. Ci sono persone coraggiose, motivate, grintose, forti, tenaci, caparbie, che hanno a cuore il prossimo loro e il futuro del mondo, perché chi salva una vita salva un universo intero, ci sono uomini e donne che credono che i loro sforzi siano una goccia nel mare, ma che se non li facessero il mare avrebbe una goccia in meno, e sarebbe un gran peccato, c’è chi crede, c’è chi spera ma non si accontenta, si dà da fare, non si arrende né si abbatte dinnanzi alla sconfitta, perché il mondo ha il dovere di essere più bello, più sicuro, più felice, più equo, più umano: ci sono persone come Nilda, che ha dedicato la sua vita ai bambini. E che ha un sogno. Che per Fabio diventa un progetto. Qualcosa per cui impegnarsi, qualcosa per cui lottare, qualcosa da far crescere, giorno dopo giorno, passo dopo passo. Di fondamentale importanza dal punto di vista etico, morale, culturale, sociale, civile. Da non lasciarsi sfuggire.

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