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“Sulla strada giusta”

GrandisSTRADA_300dpidi Gabriele Ottaviani

Tutti gli occidentali che ho incontrato finora hanno il loro modo ironico e arguto di prendere in giro, lamentarsi o detestare il modo di guidare e l’uso del clacson degli indiani. Forse lo avrei fatto anche io, ma non oggi. Guardo l’uomo che guida l’ambulanza: è serio, ha la fronte corrucciata, è concentrato. In un Paese con le strade e il traffico ordinato un’ambulanza non avrebbe bisogno di suonare il clacson come sta facendo lui, ma questo non è un Paese con le strade e il traffico ordinato. Avanziamo a velocità folle in una via stretta e affollatissima. Siamo circondati da veicoli di ogni tipo, e a nessuno sembra interessare la sirena che strilla sopra la mia testa. Sono del tutto indifferenti a noi, e ci ostacolano persino. Schiviamo di millimetri moto, risciò, autobus, auto, persone, e il clacson urla, per avvisare del nostro arrivo, per pretendere una precedenza che troppo spesso non ci viene concessa. Solo poche volte il nostro autista distoglie lo sguardo dalla strada, per rivolgerlo indietro ai veicoli che si sono comportati troppo male persino per gli standard locali, ed è uno sguardo che non vorrei ricevere: l’espressione degli occhi, le rughe sulla fronte, persino la curva dei baffi sembrano minacciare una maledizione dei tempi antichi, degna del nostro vecchio testamento. Lui non fiata, però, non ne ha il tempo. Allora mi rendo conto, senza alcuna ironia, che quest’uomo è un guerriero, e il clacson è la sua unica arma per farsi strada fra l’orda di nemici che lo separano dal suo obiettivo: portare noi, l’inconsapevole Elisa e me, il più velocemente possibile a Trivandrum. In questa guerra contro il traffico spietato, lui rischia la vita tanto quanto noi. Non sa chi siamo, non sa cos’abbia Elisa, ma sa che soffre e che deve fare di fretta, perché così gli è stato detto. Allora suona il tuo clacson, guerriero della strada, quest’oggi non ci saranno argute e sarcastiche lamentele da parte di quest’occidentale. Solo un infinito rispetto.

Sulla strada giusta, Francesco Grandis, Rizzoli. È un ingegnere elettronico. È nato nel millenovecentosettantasette. Ha un lavoro. Fisso. Più di un sogno, per molti, specie se pressati da gravi e inderogabili bisogni, un miraggio. Nel duemilanove lo lascia. Non è felice. Sente che deve aggiungere vita ai giorni e non giorni alla vita. Il campo della robotica, nonostante le sue indubbie competenze, non fa per lui. Decide di partire. Di viaggiare. Di conoscere. Di esplorare nuove terre. Di scrutare nuovi orizzonti. Di trovare sé. E la felicità. E poi, dato che le esperienze che ci segnano sono da condividersi, perché siamo degli animali sociali – Aristotele insegna – inizia prima sul web e poi con l’editoria tradizionale a far conoscere a chiunque abbia desiderio di ascoltarla la sua storia. Con umiltà e semplicità. Un vero e proprio Bildungsroman dei nostri tempi. Da non perdere.

 

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