Libri

Lettera aperta allo Strega

Riceviamo da Johannes Hoericht, Felix Krull Editore

Gentile Dott. Petrocchi,

ci rivolgiamo a Lei giacché all’interno della Fondazione Bellonci (con tutti i suoi misteri) è stato evidentemente assegnato alla Sua persona il compito di comunicare con il pubblico.

Nel 2015, quando La contattammo per la prima volta proponendoLe la partecipazione allo Strega del racconto lungo “Fiorelluccia-Una fiaba siciliana”, di Lodovica San Guedoro, Lei reagì con una disponibilità che ci sorprese. Non se ne fece nulla, quella forma letteraria non era prevista. E forse la Sua disponibilità non era altro che diplomazia, dato che avevate appena annunciato ufficialmente l’apertura alle piccole-medie case editrici. Ma a noi diede la forza e il coraggio di ritentare l’anno successivo con un romanzo della stessa autrice, “L’allegro manicomio”.

Anche in quell’occasione Lei si mostrò premuroso, ci fece avere i recapiti elettronici di alcuni Amici della domenica e, quando riuscimmo a far candidare il libro, si congratulò con noi. Allorché, però, in seguito all’esclusione dalla dodicina, Le scrivemmo che l’ammissione di case editrici come la nostra si era rivelata la solita foglia di fico per coprire giochi già fatti, non si disse d’accordo, ma ci ringraziò ugualmente per aver partecipato.

Nel 2017 la ricerca dei due giurati si è rivelata impresa più ardua e spinosa, ma infine la nostra fatica è stata coronata da due candidature “forti”: Dacia Maraini e Maria Rosa Cutrufelli. Capirà quindi che la nuova esclusione dalla dodicina abbia avuto per noi un sapore ancora più amaro.

Nelle ultime settimane abbiamo valutato con attenzione gli altri 26 libri presentati e non crediamo che, contemplando il solo valore letterario, il romanzo della San Guedoro non potesse tranquillamente competere con ognuno dei 12 titoli da Voi scelti. Come spiegare quindi quest’esclusione eclatante, tanto più se si considera l’autorevolezza delle candidatrici?

C’è chi ci ha suggerito di non prendere troppo sul serio lo Strega. Ma non sarebbe, anche ai giorni nostri, un dovere morale, offrire attraverso il più prestigioso premio letterario italiano un’occasione adeguata di spiccare a una scrittrice la cui rara maestria nel bell’idioma torna a onore della Vostra nazione?

Perdoni la franchezza,

con immutata cordialità,

Johannes Hoericht

L’EDITORE

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