Cinema

“La guerra dei cafoni”

La_guerra_dei_cafoni_-4162_COLOREdi Gabriele Ottaviani

Finalmente una trasposizione filmica all’altezza di una buona base letteraria, verrebbe da dire. Sarà il fatto che c’è anche direttamente Minimum Fax – con la sua divisione Media – dietro a questa operazione, ma La guerra dei cafoni, dall’omonimo libro di Carlo D’Amicis, insieme Bildungsroman, satira e novella picaresca, è una pellicola, di Davide Barletti e Lorenzo Conte, anche sceneggiatori insieme al succitato autore del romanzo, a Giulio Calvani e a Barbara Alberti, la cui penna è sempre assai felice (ed è raro che quando siano in tanti a scrivere la resa sia così riuscita), in sala dal ventisette di aprile, con una compagine di attori (Donato Paterno, Pasquale Patruno, Piero Dionisio, Kevin Magrì, Angelo Cucinelli, Pierluigi Elia, Pierpaolo Donno, Alksander Di Tano, Gateano Fiore, Pasquale Lepore, Leonardo Morello, Stefano Pellegrini, Nicolò Grassi, Domenico Lacriola, Marco Dell’Aglio, Mariano Barnabà, Francesco De Taro, Angelo Corelli, Luigi Indiveri, Davide Giarletti, Letizia Pia Cartolaro, Alice Azzariti, Angelo Pignatelli, Iole Romano, Fabrizio Saccomanno, Danilo Palmisano, Fabrizio Pugliese, Franco Ferrante) per lo più formata da magnifici ragazzini dilettanti del luogo e la straordinaria e generosa partecipazione di Ernesto Mahieux e Claudio Santamaria, che si guarda con gioia, tenerezza, trasporto, delicata nostalgia per un’Italia che non esiste più se non nei vagheggiamenti, che aveva tanti problemi ma anche tante risorse e molti valori niente affatto meramente materiali. Torrematta è un angolo un po’ magico di Puglia, dove in un’estate riarsa e struggente due gruppi di ragazzi di diverse classi sociali, i figli dei ricchi e quelli dei poveri, i cafoni, si trovano l’un contro l’altro “armati”. Un tratturo che si fa via Pal, insomma, per una storia che come meglio non si potrebbe amalgama bene, male, lotta di classe, tragedia, commedia, paure adolescenziali e poesia della gioventù. Da vedere.

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