Libri

“Un’innocenza pericolosa”

4159KlGP20L._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Su suggerimento del British Council, sia Jane che Kingsley stilarono delle relazioni riservate sulla loro visita a Praga; e quella di Jane dimostra come avesse una scarsa conoscenza delle sofferenze della vita dietro la Cortina di Ferro. «Sono stati tutti estremamente gentili, ospitali e affabili con noi, ma nonostante ciò la visita si è rivelata lo shock più disastroso e impersonale che abbia mai vissuto», scrisse. «Di tutti i cechi che abbiamo incontrato, soltanto uno ha provato a dirci quanto tutto fosse bello; gli altri erano pessimisti, disperati, molto spaventati in un modo o nell’altro». Era dato per scontato che ogni stanza fosse infestata da microspie: tutti i discorsi indiscreti si dovevano fare all’aperto. «Uno scrittore molto intelligente che abbiamo conosciuto – era anche medico – ci ha detto che non avrebbe avuto figli, perché non saprebbe sostenere le bugie che dovrebbe raccontargli. “I bambini non sono bambini”, è stata un’altra osservazione». L’unica circostanza in cui i cechi si sentivano meglio riguardo alla loro situazione era quando si recavano in Russia, dove con ogni evidenza si stava molto peggio. Perfino il loro interprete (che aveva ventotto anni) disse che per sua moglie era inconcepibile l’idea di avere dei figli: «lavora in ufficio nove ore al giorno, per sei giorni alla settimana, ed entrambi dobbiamo lavorare per poterci permettere un appartamento di dieci metri per dieci».

Elizabeth Jane Howard – Un’innocenza pericolosa, Artemis Cooper, Fazi, traduzione di Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi. Per moltissimo tempo numerosi critici, con quella superficialità niente affatto insolita, specie quando l’esegesi si fa relativa alla produzione letteraria di una donna, l’hanno considerata assai più bella che brava. Del resto la sua avvenenza era oggettivamente di uno splendore abbacinante. Ma lo stesso apprezzamento non può non essere tributato alla sua felicissima prosa, alla sua intensa e ammaliante vena narrativa, che probabilmente la maggior parte dei lettori conosce per aver dato vita a quello straordinario e dettagliatissimo ritratto, capace di essere insieme generale e particolarissimo, di vite, storie e ambienti, perfettamente credibili e  che è la saga dei Cazalet. La sua vita, non solo dal punto di vista sentimentale, è per certi versi, soprattutto per la molteplicità caleidoscopica delle emozioni, degli aneddoti e delle gamme di passioni e sentimenti – ma non perché, si direbbe, la Howard abbia voluto scientemente fare della sua esistenza a ogni costo un’opera d’arte, come invece imponeva agli intellettuali il credo nell’etica e nell’estetica d’ambito decadentista, bensì semplicemente perché il numero e la tipologia degli eventi che si sono succeduti nel corso di numerosi decenni ne rende avvincente il racconto – paragonabile quasi a un romanzo, dimostrando con ogni evidenza che la realtà sa essere più efficace e variopinta della finzione. Il materiale che Artemis Cooper si trova tra le mani, e che plasma con perizia esaltando gli elementi di maggior interesse della storia, è preziosissimo: la biografia di Elizabeth Jane Howard è una lettura coinvolgente e appassionante, fluida e brillante, che conquista e fa sognare. Un’altra vita, un altro mondo, un altrove sublime.

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