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“Allontanarsi”

41efMhbUFAL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Lei come ti è sembrata?». «Mi è parsa simpatica». Rifletté un istante e poi aggiunse: «Ha delle bruttissime mani. E tutti quegli anelli che le ha regalato Edward peggiorano la situazione». «Oh, Zoë! Io non me ne sono nemmeno accorto». «Me l’hai chiesto tu». «Dicevo in senso più generale». Erano in macchina e percorrevano West End Lane: era tardi e c’era molta nebbia. «È un po’ l’opposto di Villy, ti pare? Nell’aspetto, quantomeno». «Degli occhi stupendi», osservò lui. «Un azzurro come di campanula. Be’, non ti sarai aspettata che somigliasse a Villy». «Non saprei. Di solito agli uomini piace sempre lo stesso tipo di donna, credo. In certe cose poi si somigliano, in effetti». «Per esempio?». «Be’, anche lei è un po’ melodrammatica. Una primadonna, direbbe la Duchessa». «Io non me ne sono accorto affatto…», fece per replicare Rupert, ma lei lo interruppe. «Ma sì, riguardo alla sincerità! Ha parlato sempre di quant’è importante dire la verità, essere diretti, dire quello che si pensa, e cose del genere». «Insomma non ti è simpatica». «Non mi è nemmeno antipatica». «Oh be’. Non è che dobbiamo diventare amici intimi. Edward voleva che la conoscessimo. E ci siamo andati». «Dovremo ricambiare, però, e stare bene attenti a non dire a Villy che l’abbiamo conosciuta». «E anche a Hugh», disse lui. «Accidenti». Erano quasi arrivati in fondo alla strada e senza accorgersene erano stati sommersi dalla nebbia fitta. Rupert rallentò bruscamente e per poco non andò a sbattere contro un’auto parcheggiata. «C’è nebbia come prima della guerra!». «Controlla tu sulla sinistra, se ci sono altre macchine parcheggiate. Abbassa il finestrino». Lei obbedì e un odore acre invase l’interno dell’auto. «Non vedo a più di un metro da me», disse. «Va’ più piano». I radi lampioni emanavano opache macchie di luce giallastra su cui sembrava che la nebbia s’avventasse, contorcendosi come se qualcuno ve la soffiasse contro, anche se in realtà non c’era un filo di vento. Dopo qualche minuto accostò al marciapiede. «Voglio una sigaretta», disse. «E poi devo pensare a qual è la strada migliore. Ci vorranno ore per arrivare a casa». «Magari a un certo punto finisce. Me ne dai una?». «Certo. Alza il finestrino, cara. Intanto che ci pensiamo non c’è bisogno che ti congeli». «Si potrebbe tentare di andare dalla Duchessa», suggerì una volta accesa la sigaretta. «È molto più vicino. Non abbiamo una torcia, vero?».

Allontanarsi (La saga dei Cazalet – Quarto volume), Elizabeth Jane Howard, Fazi, traduzione di Manuela Francescon. La vita va avanti. Come sempre. Non conosce pausa, non teme il tempo che scorre. Anzi, scorre con esso, ne segue il flusso. E non sempre il viaggio è tranquillo, anzi. È finalmente arrivato il millenovecentoquarantacinque. La guerra è alle spalle. Eppure dopo la prima esplosione di euforia tutto sembra essersi acquietato, come depresso, accartocciato su di sé come una foglia morta. Gli stenti non sono ancora qualcosa di cui si possa parlare al passato come dell’impero che invece perde pezzi giorno dopo giorno, e a Home Place la musica di sottofondo sembra un mesto canto del cigno: insieme è una parola che tra poco non sarà più pronunciata nella medesima accezione. Passata la costrizione della convivenza forzata, la libertà, paradossalmente, atterrisce, spaventa: non ci sono più scuse, ognuno deve accettare la sua personale sconfitta. Ma… Imprescindibile.

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