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“Il castrato di Vivaldi”

il_castrato_di_vivaldi.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Senna scorreva morbida sotto il barcone, lo faceva dondolare piano.

Il Polesine è terra di fiume, di duro lavoro, di piene, di povertà. È lì, vicino a quella città capoluogo di provincia il cui nome, Rovigo, comincia a essere attestato solo a partire dal nono secolo, che il primo di ottobre dell’anno del Signore millesettecentoventi viene alla luce Angelo Sugamosto. È un bambino come tanti. Canta nel coro della parrocchia, centro di aggregazione ancor più importante di quanto non sarebbe altrimenti o altrove in quel contesto. La sua voce è bellissima. Il prete convince la famiglia a preservare quel dono di Dio. A farlo castrare. Sopravvive alla brutale operazione. E da lì è la fama, la gloria, la celebrità. L’oblio. Fino a quando un giorno in un mercatino dell’antiquariato il narratore dei nostri tempi non si ritrova fra le mani un quadro. E inizia una vera e propria inchiesta. Che diventa avvincente, romanzata, vibrante, credibile ricostruzione del diciottesimo secolo, esegesi della storia italiana ed europea, immersione nei meandri della sessualità, niente affatto negata ai castrati. Il castrato di Vivaldi, Gian Domenico Mazzocato, Biblioteca dei Leoni. Da leggere.

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2 thoughts on ““Il castrato di Vivaldi”

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