Intervista

Bonfanti, Bozzetto, realtà e fantasia

Bozzetto non troppo locandinadi Gabriele Ottaviani

Marco Bonfanti è il regista del documentario Bozzetto non troppo, che sarà presentato alla presenza dello stesso regista e di Bruno Bozzetto al Kino di Roma (prenotazioni alla mail info@ilkino.it) mercoledì 19 aprile. 

 

Com’è nata l’idea del documentario?

L’idea nasce dalla mia passione per l’opera di Bruno Bozzetto. Sono sempre stato un suo fan, fin da bambino e ho sempre considerato Bruno un’eccellenza del nostro Paese. Non dimentichiamoci che Bozzetto è uno che ha segnato indelebilmente il cinema internazionale e molti glielo hanno anche riconosciuto in pubblico: da John Lasseter di Pixar, a Matt Groening dei Simpson, per citarne due. Quando ho deciso di realizzare “Bozzetto non troppo”, la prima cosa a cui ho pensato è stata quanto fosse strano e assurdo che nessuno avesse mai pensato di realizzare un film su di lui. Ma mi sbagliavo. Dopo averlo conosciuto, infatti, ho scoperto che moltissimi registi nel corso degli anni si erano presentati da lui con l’obiettivo di realizzare qualcosa, ma Bozzetto non aveva mai dato il suo assenso. E’ un uomo molto schivo, molto geloso della sua privacy. La mia fortuna è stata che aveva visto il mio lavoro precedente, “L’Ultimo Pastore”, e se ne era innamorato. Così mi ha dato il suo benestare, dimostrandosi generosissimo. Ho avuto a disposizione tutti i suoi film e decine di ore in Super 8 della sua vita: il massimo!

Chi è Bruno Bozzetto per lei?

Un uomo molto fantasioso, un uomo capace di raccontare con stile unico e personale cose profonde e archetipiche dell’essere umano, cose che vanno ben al di là delle contingenze momentanee. Credo che tra cento anni si parlerà ancora di Bruno Bozzetto, mentre di molti che sono oggi sotto i riflettori non avremo ricordi, se non sbiaditi. Non so dire se la Storia con la S maiuscola sia giusta o spietata, ma è così che è sempre andata.

Nel privato, invece, una cosa che mi ha colpito molto è la sua incredibile capacità di scindere con precisione e intelligenza la propria vita privata dalla sfera pubblica. Esiste un Bozzetto ‘conosciuto’ e un Bozzetto ‘sconosciuto’ e io ho deciso di raccontare il secondo, quello nei suoi aspetti più intimi e privati.

Che cosa rappresentano per lei il fumetto e il cinema di animazione?

Come moltissimi ragazzi della mia generazione, sono cresciuto con i fumetti e con i cartoni animati che passavano in tv. A differenza delle generazioni precedenti alla mia, credo che fumetti e cartoon mi abbiano influenzato molto nel mio percorso artistico. Il fumetto, per esempio, è perfetto per imparare i primi rudimenti del montaggio e il suo concetto stesso. Poi, crescendo, ho iniziato a rivolgermi al cinema più o meno alto e alla letteratura. Ma l’imprinting iniziale con l’animazione e con i comics credo rimanga.

Di cosa è fatto il linguaggio cinematografico? E qual è l’elemento più importante?

Ti potrei rispondere con un’affermazione datata e forse obsoleta: il Cinema ha a che fare con i sogni. Ma risulterei molto banale, benché in effetti creda che ci sia qualcosa di vero in questa massima. Di sicuro, più vado avanti in questo lavoro e più mi accorgo che ciò che distingue il cinema dalle altre arti è il montaggio. Quando si scrive, quando si gira, quando si cercano delle musiche, tutto è pensato in funzione del montaggio. Che è per me la parte più faticosa, ma certamente la più esaltante nella realizzazione di un’opera.

Qual è il fine del cinema?

Mostrare qualcosa che va al di là del visibile, qualcosa che il solo occhio umano non può afferrare. Raccontare qualcosa che non è mai stato percepito prima.

 

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