Libri

“Oh…”

4160q6TudCL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sei stretta per essere una della tua età. Ma pazienza.

Oh…, Philippe Djian, Voland, traduzione di Daniele Petruccioli. Michèle è una donna dura. Fredda. Decisa. Determinata. Di successo. Calcolatrice. Che non si piange addosso e detesta chi lo fa. Abituata a contare solo su di sé. Ha un figlio che non si è ancora reso conto di quanto sia necessario crescere, e che nel frattempo aspetta un bambino da una ragazza che non è incinta di lui. Ha un marito che ha lasciato perché, di fatto, è un fallito lagnoso. Ha un’ottima amica che ha un marito banale con cui lei va a letto perché in fondo non vede in questo nulla di davvero malvagio. Ha una madre che si circonda di amanti a pagamento sempre più giovani. Atletici, ma qualunque. Ha un padre di cui non vuole sapere nulla. Che marcisca in galera come ha sempre fatto. Michèle è una donna che un giorno viene violentata da uno sconosciuto. Che per giunta poi le scrive anche frasi piuttosto oscene e squallide, come si può vedere qualche riga più in alto. Ma lei non fa quello che, senza se e senza ma, dato che la legge morale non è opzionale come dei cerchi in lega nel momento in cui si desideri acquistare un’autovettura, si deve fare, sempre e comunque. Ovvero non lo denuncia. Bensì intraprende un percorso che si configura immediatamente come una dinamica mostruosa e perversa. Da questo libro è stato tratto uno dei film di maggior scalpore degli ultimi tempi. Elle, di Paul Verhoeven. Straordinaria la protagonista, Isabelle Huppert, perfetta per il ruolo e antipatica nell’accezione etimologica del termine, che afferisce all’idea stessa di ripulsa per tutto ciò che si palesi come una sorta di immediata condivisione emotiva con l’altro, molto meno il film, che, se indubbiamente ha un notevole impatto visivo e una costruzione raffinata e di algido vigore, è dal punto di vista etico ancor più disturbante di quanto pur già non lo sia l’ottimo e travolgente romanzo, in quanto, se è una trasposizione abbastanza fedele di certi frangenti e alcune battute della prosa ritmatissima, metallica, chirurgica e asciutta di Djian, che in più passaggi lascia sbigottiti (anche grazie a un’ottima traduzione) per spregiudicatezza, ne travisa in modo piuttosto nitido il sostrato (Djian non propone Michèle come un esempio di forza, Verhoeven evidentemente ha – avrebbe – voluto renderla tale, ottenendo però un risultato che si sposta su un terreno imbevuto di una nemmeno troppo latente misoginia e che trasmette il messaggio pericoloso e sbagliato per cui l’autodeterminazione sia raggiungibile solo per il tramite dell’anaffettività), rendendo estenuante e ridondante una storia che invece si legge d’un fiato e che ha nella sua schietta potenza nel ritratto dell’abiezione un punto indiscutibile di forza. Djian scrive con abilità e maestria un romanzo maestoso e violento, che non è il caso di lasciarsi sfuggire.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...