Libri

“Le cose che abbiamo perso nel fuoco”

51WIInz2fUL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non le avevamo mai prestato molta attenzione.

Le cose che abbiamo perso nel fuoco, Mariana Enriquez, Marsilio, traduzione di Fabio Cremonesi. Il bambino sporco, L’Hostería, Gli anni strafatti, La casa di Adela, Pablito inchiodò un chiodino: un’evocazione del Petiso Orejudo, Ragnatela, La fine della scuola, Zero carne su di noi, Il cortile del vicino, Sotto l’acqua nera, Verde rosso arancione e, dodicesimo, ultimo ma non per importanza, anche perché dà il nome alla raccolta, Le cose che abbiamo perso nel fuoco. Una dozzina di racconti profondamente allegorici e al tempo stesso efficacemente, come di rado si vede, realistici: di un realismo che però non solo appare magico ma anche, per non dire soprattutto, macabro. La realtà è infatti profondamente inquietante e disturbante: eppure l’apparenza non sembra mostrare segni esteriori di una particolare perversione. Proprio questo elemento però rende credibile la miscellanea orrorifica condita con dosi perfette di tensione e ironia cui dà vita la Enriquez: la natura umana è un mistero che ancora non è stato svelato completamente, e forse non lo sarà mai del tutto, in cui il male è una presenza innegabile, così come la violenza, l’alienazione, la poesia. Le vie di Buenos Aires sono lo specchio dei meandri dell’anima, attraverso cui l’autrice conduce il lettore con mano sicura. Da non perdere.

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