Libri

“Il ritorno”

41wZBaQ6XTL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se tuo padre è scomparso da diciannove anni, il desiderio di trovarlo è pari al timore di trovarlo. Diventi il palcoscenico di un vergognoso conflitto privato.

Il ritorno – Padri, figli e la terra fra di loro, Hisham Matar, Einaudi, traduzione a cura di Anna Nadotti. Jaballa Matar è un uomo contro. Nella fattispecie, contro Gheddafi. E soprattutto contro il suo regime. Ma è anche un uomo che ama. E che è amato. Un uomo buono. Giusto. Onesto. Un giorno viene sequestrato nel suo appartamento del Cairo, portato ad Abu Salim, una prigione libica dalla pessima fama (del resto quello che per gli aspiranti colonialisti italiani era solo uno scatolone di sabbia a poche miglia di mare da noi ha avuto anche per anni in attività dei veri e propri campi di concentramento senza che nessuno si mostrasse qualcosa di più che vagamente sdegnato, e in seguito è stato persino consentito al dittatore di accamparsi beatamente a Villa Pamphilj, sicché…), e sparisce. Per sempre. Jaballa è il padre di Hisham. Che all’epoca del sequestro ha diciannove anni. Che non si dà pace. Che non si dà per vinto. Che non sa il destino di chi l’ha messo al mondo. Che ventidue anni dopo, finalmente, quando la rivoluzione del febbraio del duemilaundici illude sulla possibilità di una duratura serenità per la Libia comunque riesce a tornare nel paese delle sue radici e della sua infanzia felice. Storia, politica e memoria, personale e condivisa, si intrecciano in una prosa intima, potente, raffinata, preziosa, piena di grazia, illuminata, appassionata, struggente, semplicemente bellissima e perfetta da ogni punto di vista, una magnifica ballata levantina, cambiando, con ogni evidenza quel che si deve. Libro dell’anno del duemilasedici per New York Times, Washington Post, Guardian, Times, Financial Times, Economist, New Statesman ed Esquire, è del tutto imperdibile.

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