Intervista, Libri

Carmela Pierri e la fede nel dono

9788854899537di Gabriele Ottaviani

La Pasqua è resurrezione e rinascita e avere l’opportunità proprio in questa ricorrenza di avere un colloquio così intenso e interessante con Carmela Pierri, che ha nella voce il medesimo garbo che palesa nella sua scrittura, è un vero piacere.

Il suo libro mi pare essere una grande meditazione sui temi della perdita e della bellezza, che ha anche valore salvifico: come sono legate queste due tematiche?

Sono legate nel momento in cui quando ci si trova ad affrontare una perdita essa diviene anche una grande opportunità per accorgersi del bello che c’è intorno a noi, nelle relazioni umane, interpersonali, nella natura che ci circonda. Del resto in natura tutto cambia continuamente, ogni cosa si autorigenera, e facendo pertanto ricorso alle risorse che noi come esseri umani possediamo possiamo raggiungere un nuovo livello di consapevolezza.

L’esperienza della sua protagonista è un’esperienza molto forte che ha una base profondamente organica, la perdita di tre sensi, tatto, gusto e olfatto, ma anche profonde implicazioni spirituali.

Sì, è un’esperienza autobiografica. Io ormai da anni ho perso tatto, gusto e olfatto, e mi è stato che probabilmente questo stato non sarà temporaneo ma definitivo, anche se ho sempre grande fiducia nel progresso scientifico, oltre che nella fede. A me interessava parlare di quelle disabilità che sono considerate, in una sorta di ordine gerarchico, minori. Certamente per quel che concerne i sensi la perdita di vista e/o udito è ritenuta più importante.

Disabilità che quindi apparentemente non danno segni, e che quindi forse sono anche più difficili da far comprendere a chi abbiamo accanto. Mi viene in mente, mutatis mutandis, quanto lamentano i pazienti afflitti da dolore cronico: a un occhio esterno non hanno nulla che non vada, eppure soffrono sempre.

Esatto. Quando una disabilità minore non dà dolore è un vantaggio perché ti consente di avere una vita pratica meno difficoltosa, ma il problema sta altrove. Se una persona non vede è normale che chi le sta di fronte le porga il braccio, se non ha il gusto – le definizioni di queste affezioni non sono nemmeno nell’elenco delle malattie rare – un amico può porgerle comunque un cucchiaio chiedendole di assaggiare, e lei dovrà rispondere che non sa se quel cibo sia buono o meno. In questi casi si pone la necessità di spiegare, di far capire agli altri, ma paradossalmente l’atto del raccontare amplifica in realtà il senso di disagio. Tutto ciò è legato al fatto che in merito a queste patologie non c’è esperienza, non si conoscono, quindi non c’è riconoscibilità sociale, la solidarietà è più difficile proprio perché anche chi si trova di fronte a una persona affetta da questa problematica, nonostante tutta la buona fede e la sincera partecipazione emotiva, non ha davvero gli strumenti per potersi rapportare.

Come coniuga la sua fiducia nel progresso scientifico con la fede?

La mia fede si basa sul concetto del dono: la medicina, la volontà, l’impegno, la tenacia, il coraggio e la cultura dei ricercatori che cercano spiegazioni, rimedi e soluzioni sono per me un dono di Dio.

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One thought on “Carmela Pierri e la fede nel dono

  1. Anna Leto ha detto:

    Io credo! “La mia fede si basa sul concetto del dono: la medicina, la volontà, l’impegno, la tenacia, il coraggio e la cultura dei ricercatori che cercano spiegazioni, rimedi e soluzioni sono per me un dono di Dio.” Tutto è un dono di Dio, il bene ed il male; non è a noi che spetta di giudicare. Il progetto di Dio su di noi è imperscrutabile. E’ la fede che fa’ comprendere il dono della rinascita, della resurrezione . Con questa speranza e con questa certezza si trova il bello e la gioia, anche, nelle situazioni più difficili. La scelta, comunque, deve essere sempre nella direzione del bene!

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