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“Ecologia affettiva”

3Dnn+9_2B_pic_9788804673576-ecologia-affettiva_original.pngdi Gabriele Ottaviani

I sapiens sono una specie che ha sviluppato un’enorme capacità di elaborazione delle sensazioni, mediante predisposizioni genetiche che devono però essere sollecitate con l’esperienza per potersi sviluppare adeguatamente. I tempi dell’infanzia si sono prolungati per permettere ai bambini di assimilare l’esperienza mediante il contatto quotidiano con il mondo attraverso la percezione e il gioco. I processi di sviluppo cognitivo del bambino seguono precisi schemi a “stadi”, che sono stati scoperti dal pedagogista svizzero Jean Piaget, che non a caso ha chiamato questo modello Teoria dell’epistemologia genetica, a sottolineare l’esistenza di una predisposizione genetica all’apprendimento. Secondo Piaget, la capacità cognitiva del bambino dipende dalla sua capacità di adattamento all’ambiente sociale. A sua volta l’adattamento dipende da due processi, l’assimilazione e l’accomodamento, che si alternano durante l’intero sviluppo che porta il bambino alla sua vita adulta. L’assimilazione consiste nell’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito. L’accomodamento consiste nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento erano ignoti. I due processi si alternano nella costante ricerca di un equilibrio al fine di esercitare un controllo sul mondo esterno. L’alternarsi di assimilazione e accomodamento avviene entro stadi di sviluppo gerarchici che appaiono costanti. Piaget ha riconosciuto quattro stadi fondamentali dello sviluppo cognitivo nel bambino: lo stadio senso motorio (tra 0 e 2 anni), lo stadio preoperatorio (tra 2 e 7 anni), lo stadio operatorio concreto (tra 7 e 12 anni) e lo stadio operatorio formale (dai 12 anni in su).

Ecologia affettiva – Come trarre benessere fisico e mentale dal contatto con la Natura, Giuseppe Barbiero, Mondadori. L’ambiente è fondamentale. È il luogo in cui noi nasciamo, cresciamo, viviamo, ci evolviamo. Ci influenza, e noi stessi lo influenziamo. Con le nostre azioni, con i nostri comportamenti. Il mondo è una questione di vasi comunicanti, il battito d’ali d’una farfalla in Brasile può davvero, almeno in teoria, scatenare una tempesta altrove per effetto di un domino che una volta innescato diviene inarrestabile. La natura è ciò che conosciamo di quel che non ci appartiene, che è altro da noi, che osserviamo e che ci si palesa di fronte agli occhi in tutta la sua bellezza e in tutta la sua maestosa potenza, che affascina e annichilisce, rendendo consci della propria piccolezza, della propria marginalità: rispettarla è fondamentale, perché solo un pianeta ci è dato per vivere, e non è nemmeno nostro, ma dei posteri, indagarla è una sfida che non si può non cercare di cogliere, i filosofi e gli scienziati tentano di svelarne ogni segreto sin dagli albori della civiltà. Per alcuni ha origine dal fuoco, per altri dall’acqua, per alcuni è madre generosa, per altri matrigna proterva, dura e feroce che dà solo sofferenza: in ogni modo ognuno si sente legato a essa, è innato. Ancora oggi. Benché la nostra civiltà ormai sia sempre più il trionfo dell’artificio. Proprio per questo, però, diventa necessario recuperare un contatto più autentico e disinteressato con la natura, per rimettere nel giusto ordine le priorità dell’esistenza e riconquistare l’armonia, sulla base di relazioni di stampo affettivo e cognitivo, legate anche a pratiche di meditazione. Su cui questo interessante e agile volume, tra le altre cose, si sofferma con dovizia di particolari. Divulgativo, curato, didattico, fa riflettere. E libera dalla frenesia del vivere contemporaneo, il più delle volte null’altro che una corsa insensata senza meta né direzione.

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