Libri

“Basil”

basil-light-673x1024di Gabriele Ottaviani

Durante la notte non avevo fatto piani su come condurre la terribile rivelazione che stavo per fare, l’importanza dell’evento mi aveva privato di ogni potere di prepararmi a esso. Pensai al carattere di mio padre, ai principi innati di onore che lo guidavano con l’intransigenza di un fanatismo, pensai al suo orgoglio di casta, così discreto, così raramente accennato a parole eppure così ben radicato nella sua natura, così intrinsecamente intrecciato con ognuna delle sue emozioni, delle sue aspirazioni, delle idee e dei sentimenti più semplici; pensai alla delicatezza quasi femminile con cui evitava anche solo di menzionare sconcezze di cui altri uomini discutevano disinvoltamente, o ridevano considerandole buon materiale per le battute del dopocena. Pensai a tutto questo, e quando ricordai che era a un tale uomo che dovevo confessare l’infame matrimonio che avevo contratto in segreto, ogni speranza rivolta al suo affetto paterno mi abbandonò, ogni idea di fare appello alla sua cavalleresca generosità diventò un’illusione in cui era follia confidare anche per un solo momento. Durante un’attesa spasmodica, le facoltà di osservazione generalmente si acuiscono tanto quanto la capacità di riflessione si ottunde. Mentre aspettavo solo nella mia stanza, i suoni e gli eventi più comuni della casa, che non ricordavo di aver mai notato prima, mi avvinsero completamente. Era come se il rumore di un passo, l’eco di una voce, l’aprirsi o il richiudersi di una porta al piano di sotto dovessero, in quel giorno cruciale, presagire una misteriosa calamità, una strana scoperta, un segreto progetto ordito contro di me non sapevo né come né da chi. Mi ritrovai due o tre volte ad ascoltare attentamente in cima alle scale, senza sapere bene a quale scopo. Ma sempre, in queste occasioni, una terribile quiete colma di significati sembrava calare improvvisamente sulla casa.

Basil, Wilkie Collins, Fazi, traduzione di Alessandra Tubertini. Pubblicato nel milleottocentocinquantadue, anche se sembra molto più recente, per non dire contemporaneo, visto che la caratterizzazione dei personaggi e soprattutto dei temi – amore, adulterio, sesso, violenza, morte, follia – li rende assolutamente credibili al di là degli oltre sedici decenni passati, è il secondo romanzo di Wilkie Collins, quello che ne rivelò incontrovertibilmente il talento. Basil è un rampollo dell’aristocrazia che si innamora perdutamente di una ragazza umile: un vero e proprio colpo di fulmine. Il problema è che le convenzioni sociali non sono così facili a superarsi, e quindi Basil adotta tutta una serie di stratagemmi per cercare di poter raggiungere la felicità. Ma la strada non è solo tortuosa, va direttamente nella direzione contraria: a partire dal matrimonio con Margaret, sancito solo per compiacere il padre, si susseguono infatti eventi su eventi che non fanno altro che comporre il lastricato di un precipizio verso l’abiezione, raccontato con stile vibrante e potente. Un formidabile affresco della società e della natura umana, specie per quel che concerne i lati più oscuri.

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