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“Il punto che non conosco”

il punto - copertina singoladi Gabriele Ottaviani

«Vai via?» le chiese ancora Quique. Carmen non rispose. Poteva mai dirgli che aveva in testa il volto di un uomo che non esiste e che si sentiva così scombussolata da parlare da sola, sul lavoro, e trascurare Ada la sera? «Ti stai stancando di me» disse Quique con voce più corposa del solito. E poi, in un unico sbuffo di parole, irritazione e fumo: «Ma come fai a stancarti così facilmente di tutto?». Disse questo e con mano incerta le porse il paltò. Quindi le si mise accanto e la accompagnò verso la porta. La luce si era di molto affievolita, rendendo le fisionomie meno definite. In quel momento Carmen immaginò di essere Gezia. Sentì dentro di sé il calore della ragazza che ha alle spalle una storia triste da cancellare. Il gelo della lama che la spinge a costruirsi un’identità. Calore e gelo. La violenza di questo contrasto le sprizzò fuori dagli occhi, tanto che Quique ne parve colpito. Lui la strinse a sé, finché le loro bocche si trovarono vicine. Carmen si divincolò. Lui tentò di baciarla ma lei lo respinse con un gesto violento e nervoso. Quique sentì tutto il calore del corpo di Carmen che si dimenava e il fuoco di quegli occhi orgogliosi. Cercò ancora di più di serrarla a sé, ignorando le proteste. Lei lottò per un po’, poi il braccio che respingeva Quique si sciolse in un abbraccio avido e disperato. Lui la amò a lungo, con furia. Ma per tutto il tempo in cui gli fu sotto, Carmen tenne gli occhi chiusi e pensò tenacemente a Valter.

Il punto che non conosco, Luigi Sardiello, Licosia. Non è facile riuscire a rendere omogeneo un composto che è formato da tanti elementi. Non è facile rendere credibile una storia che in realtà è costituita da tre distinte vicende. Che si dipanano in tre momenti diversi. Per tre decenni consecutivi. In luoghi diversi. In Italia, certo. Ma anche dall’altro capo del mondo, o quasi. Ovvero in Argentina. Laddove a giugno c’è il clima di dicembre, e viceversa. Luigi Sardiello ci riesce. Con un’agilità invidiabile e un’abilità sorprendente. Perché la sua prosa è di un’eleganza sopraffina. E di una precisione chirurgica. Cesellata con perizia, valica d’un balzo i confini di genere e riesce ad attingere al melodramma, al fantastico, al picaresco, al comico, sovversivo dell’ordine, al realismo magico di chiara matrice latinoamericana senza mai che si esaurisca la vena principale, il racconto d’amore. Sardiello trasmette al lettore, che si sente immediatamente coinvolto con taglio cinematografico – non a caso si tratta di un settore che l’autore conosce a dir poco a menadito – dal montaggio più che appropriato un insieme di sensazioni che alimentano pagina dopo pagina la sua curiosità nei confronti del protagonista Valter, che sembra quasi un antieroe sveviano, un inetto. Finché, un giorno… Da non perdere.

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