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“Educazione diffusa”

L'educazione diffusa.Coverdi Gabriele Ottaviani

I ragazzi non saranno più prigionieri di muri separatori e di gruppi-classe casuali e disegnati sulle fasce di età. All’inizio, saranno riuniti insieme, avendo la possibilità di scegliere tra le diverse aree esperienziali quella che li attrae per prima. Da lì, nascerà un primo gruppo finalmente aggregato sulla base di un desiderio comune. Progressivamente potranno, ma al tempo stesso dovranno, imparare a costituire bande, piccoli gruppi, coppie di lavoro e di ricerca in movimento ben oltre le frontiere delle età e dei generi. Nessuna costrizione sulle formule sociali, piuttosto aggregazioni preferenziali, fondate sull’attrazione e sulla condivisione di mete anche effimere e in sviluppo, che possano poi distinguersi ulteriormente, non avendo timore di consentire anche l’esplorazione individuale, il percorso solitario, la voglia di vivere il mondo in piena autonomia.

Educazione diffusa – Per salvare il mondo e i bambini, Luigi Gallo, Paolo Mottana, Dissensi. Il valore dell’istruzione è di tale rilevanza che è persino superfluo ribadirlo. Almeno, dovrebbe essere persino superfluo. Perché in realtà non è così. Perché in verità da anni e anni il ricordo che, specie se si pensa alla situazione italiana, viene alla mente costantemente per quel che concerne tutto ciò che abbia una qualche minima parvenza, un embrione di cultura, soprattutto se non troppo bassa, è di un lento, inesorabile, costante depauperamento. Una sottrazione di risorse riversate altrove, spesso direttamente nelle tasche di qualcuno a cui, per esempio, degli istituti scolastici – perché il senso stesso della cultura germoglia nelle aule – fatiscenti e insicuri, e quindi inadeguati a fornire concretamente la possibilità dell’unica ricchezza che non potrà mai essere sottratta, se non dalla perdita della memoria, non importa nulla. Un’erosione sempiterna di benefici che ha lasciato campo libero all’incapacità e di cui qualcuno si è finanche vantato e si vanta nel corso del tempo, a partire da quando, per dire, ancora si insegnava sul serio, sempre a scuola, l’educazione civica, il peggior nemico per chi vuole governare un popolo, che se è ignorante si gestisce meglio. Perché essere un buon cittadino significa essere una brava persona, integrata, inserita a pieno titolo nella collettività. Un individuo serio e probo consapevole del suo ruolo, perché l’uomo è un animale sociale, non è fatto per la solitudine. E soprattutto da solo non può arrivare lontano, per non dire da nessuna parte. La necessità pertanto, anche se può suonare drammaticamente utopistico, sic stantibus rebus, è di valicare le frontiere, abolire stilemi formali vacui che hanno dimostrato incontrovertibilmente tutta la loro inefficacia, demolire steccati che non sono altro che vestigia vuote, riappropriarsi di una coscienza. La proposta è quindi quella di un’educazione diffusa, un modello arduo, ambizioso, virtuoso, didattico, pedagogico, ecologico, sociale, formativo, con lo scopo di un benessere che abbia ben poco, per non dire nulla, a che vedere col mero profitto: gli autori di questo volume chiaro, semplice, interessante, divulgativo, pieno di spunti, suggestioni, idee e intenzioni si pongono l’obiettivo di costruire la strada per una crescita più giusta e umana. Da leggere. Per ulteriori informazioni: http://www.educazionediffusa.it.

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