Libri

“Non perdiamoci di vista”

Biagidi Gabriele Ottaviani

Enzo Biagi e Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate Pozzolo, si conobbero durante la guerra. Nel 1942 Visconti stava girando il suo primo film Ossessione nel ferrarese, sul Po. Insieme a Giuseppe De Santis, sceneggiatore e aiuto regista, andarono a Bologna per cercare una copia del romanzo di James Cain Il postino suona sempre due volte a cui il film si ispirava. Il regista lo aveva letto in Francia quando faceva l’aiuto di Jean Renoir. Ossessione è considerato una delle cento pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese, ed è il film che ha dato vita al Neorealismo. De Santis chiamò l’amico Biagi, giornalista a «Il Resto del Carlino», per avere un aiuto; nulla da fare: nella città non esisteva una copia del libro. De Santis e Biagi erano coetanei, Visconti più grande (classe 1906, nato a Milano), in comune avevano non solo la passione per il cinema, ma anche l’antifascismo. Biagi amava moltissimo il cinema francese, in particolare La grande illusione di Renoir con un suo mito: Jean Gabin; rimase così affascinato dai racconti di Visconti che aveva vissuto a Parigi, nella casa di Renoir. Un giorno, in una cameretta abbandonata, scoprì una piccola tela di cui nessuno si era accorto: due bagnanti, splendide, dipinte dal grande pittore PierreAuguste, padre del regista. Visconti, ridendo, disse: «Potevo portarmela via, nessuno se ne sarebbe accorto». Alla fine della guerra e dopo quattordici mesi da partigiano sull’Appennino Tosco-Emiliano, Biagi tornò a lavorare al vecchio giornale, che nel frattempo aveva cambiato nome: «Giornale dell’Emilia», come critico cinematografico. Scrisse, usando termini molto positivi, del secondo film di Visconti La terra trema, tratto da I Malavoglia di Giovanni Verga. Il regista milanese, già molto popolare per aver realizzato nel ’54 Senso con la fidanzata d’Italia Alida Valli, e nel ’57 Le notti bianche, con protagonista Marcello Mastroianni, premiato a Venezia con il Leone d’Argento, nel 1960 uscì con Rocco e i suoi fratelli, la tragica storia di una famiglia che dalla Basilicata si trasferisce a Milano alla ricerca di lavoro. Il film provocò molte polemiche a causa di alcune scene crude e violente, e per la posizione politica del regista (soprannominato il Conte rosso), che dalla sua collaborazione con la Resistenza (nel 1944 fu arrestato dai nazifascisti e salvato dall’attrice María Denis, allora molto popolare, dalla fucilazione) era molto vicino al Partito comunista. La critica si divise. Uno dei pochi che lo difese fu Biagi: «Non esageriamo: Visconti può essere di certo discusso, ma è di sicuro un artista. Merita rispetto, e non credo che le sue sequenze siano più truculente di quelle del film, faccio un esempio, dall’invogliante titolo Il mulino che macina cadaveri di donne, che la pubblicità annunciava con queste serene e distensive parole: “Se il vento soffia dal Nord macinate cadaveri e avrete crusca di sangue e farina d’ossa”. E nessuno ha protestato per questi esperimenti di bassa macelleria». Quando il film uscì nelle sale anche il pubblico si divise, ci fu chi gridò allo scandalo: «È una vergogna, mentre l’Italia sta mostrando un miracolo economico, questi film neorealisti ci diffamano all’estero» e chi, rivolgendosi alla Procura generale di Milano, chiese l’intervento della censura. Biagi raccontò che i contrasti e le opposizioni cominciarono in fase di lavoro. Il presidente della Provincia di Milano, Adrio Casati, proibì alla troupe di girare all’Idroscalo l’episodio del delitto. Scrisse ironicamente il giornalista: «L’avvocato Casati non protegge soltanto il paesaggio, come vuole la Costituzione, gli alberi, le acque, le rocce, le albe e i tramonti, le nebbie e le cartacce unte, ma difende anche la moralità del luogo pubblico, che deve essere solo testimone di casti idilli e di fanciulleschi giochi». Visconti, per ultimare il film, dovette spostare le riprese dalle parti di Anzio. Le polemiche fecero diventare il lungometraggio un grande successo al botteghino: l’incasso giornaliero raddoppiò, i cinema vennero presi d’assalto con spettatori costretti a stare in fila per ore. Tre anni dopo arrivò la consacrazione internazionale di Visconti, grazie a uno dei suoi capolavori: Il Gattopardo, vincitore a Cannes della Palma d’Oro. L’intervista di Biagi a Visconti fu realizzata per il «Corriere della sera», fu il loro secondo incontro che avvenne poco prima della morte del regista: il 17 marzo 1976. Visconti era stato colpito qualche anno prima da ictus cerebrale. Biagi ricordò così il loro incontro: «Luchino Visconti vuole vivere, e questo, per lui, significa lavorare, pensare, leggere, muoversi, fare progetti. Sta seduto su una poltrona accanto al caminetto. Nella stanza ci sono tanti fiori: rose tenui, bocche di leone. Sulle tende di lino candido esplodono delle azalee: le ha disegnate il sarto Valentino. La malattia lo ha reso ancora più acuto, più sensibile. Due sole fotografie in cornici d’argento: Helmut Berger, la faccia perfetta, intensa, e Marlene Dietrich, con un sorriso autunnale, e una dedica: “Io ti penso”».

[…]

Visconti, chi è fascista?

È la gente chiusa a qualunque apertura di libertà, vorrebbero che tornassimo indietro di quarant’anni. Hanno delle formule, e tutto dovrebbe girargli attorno. Quando feci La caduta degli dei mi domandarono perché ero andato a cercare soggetto e ambienti in Germania. Dissi che il nazismo era un dramma e il fascismo spesso commedia, e anche melodramma buffo, io volevo fare una tragedia, ero partito addirittura da un Macbeth moderno: tanti morti e tanti massacri, dove li avrei trovati, se non fra i tedeschi?                                                                                                                                    

Quali sono le miserie verso le quali è più disposto ad avere comprensione? Hanno scritto che detesta l’avidità e l’arroganza delle mezze calzette.                          

Esatto. E soprattutto l’ipocrisia, la falsità, e poi la mediocrità, non per disprezzo, ma perché non sento di poter avere un rapporto.                                                                                       

Ha dei nemici?

Credo parecchi. Pensavo moltissimi, ma quando sono stato malato ho scoperto anche molti amici, che mi hanno circondato di affetto…

Non perdiamoci di vista – Un racconto attraverso le interviste che hanno segnato un’epoca, Enzo Biagi e Loris Mazzetti, Aliberti. Roberto Saviano, Michele Sindona, Enrico Mattei, Pier Paolo Pasolini, Enzo Tortora, Tina Anselmi, Sandro Pertini, Walter Reder, Herbert Kappler, Albert Kesserling, Johann “Hans” Peter Baur, Maria José di Savoia, Primo Levi, Carlo Azeglio Ciampi, Indro Montanelli, Giorgio Strehler, Günter Grass, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Luchino Visconti, Mu’ammar Gheddafi, Mehmet Ali Agca, Malcolm X, Nilde Iotti, Enrico Berlinguer, Dario Fo, Yasser Arafat, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Gian Maria Volonté, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Patrizio Peci, Silvio Berlusconi, Gianni Agnelli, Enzo Ferrari, Bill Gates, Rita Levi-Montalcini, Umberto Veronesi, Luciano Liggio, Giovanni Falcone, Rudolph Giuliani, Giuseppe Fava, Salvatore Lima, Tommaso Buscetta, Raffaele Cutolo, Leonardo Sciascia, Cassius Clay, Margaret Thatcher, Gabriel García Márquez, Eugenio Montale, Giuseppe Prezzolini, Eduardo de Filippo, Roberto Rossellini, Woody Allen, Luciano Pavarotti, Joe Cannon e Carlo Maria Martini. E poi sé medesimo. Nel senso che tra i protagonisti del Novecento da lui intervistati c’è anche lui stesso. Enzo Biagi. Intervistato però ovviamente da qualcun altro, nella fattispecie il fidatissimo Loris Mazzetti. Sono passati anni dalla sua scomparsa, ma non finisce di mancare. Un maestro di giornalismo di cui ora è possibile rivivere in un’edizione monumentale e curatissima, davvero bella, le pagine più interessanti, colloqui straordinari, brillanti, intelligenti, dialoghi veri, al servizio del pubblico, molto più che semplicemente in linea con i tempi, addirittura nella maggior parte delle occasioni preconizzatori di molti degli eventi che poi, nel bene e nel male, hanno caratterizzato, caratterizzano e con ogni probabilità caratterizzeranno, a meno che la nostra società non si decida finalmente a impegnarsi a risolvere le storture che ne costituiscono una frazione assai significativa, il nostro quotidiano vivere. Da non perdere.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...