Convenzionali

“La stanza profonda”

di Gabriele Ottaviani

È così, sotto il segno di un segreto condiviso, che comincia l’epoca d’oro della stanza profonda.

La stanza profonda, Vanni Santoni, Laterza. Sono un gruppo. Sono ragazzi. Almeno lo sono quando tutto comincia. Perché la storia naturalmente va avanti. Attraversa il tempo. Prosegue. Per anni. Decenni. Mentre tutto cambia. E loro invece no. Resistono al mutamento. Perché non vi si riconoscono. Perché lo temono. Perché forse in fondo non si tratta di un vero e proprio cambiamento, o perlomeno non si tratta di una vera e propria evoluzione. Anzi. La provincia, l’emblema della rete sociale, è sempre più povera. Non solo dal punto di vista economico, beninteso. Anzi. Il garage in cui i protagonisti si riuniscono per giocare di ruolo ogni martedì è la saracinesca che abbassano per impedire al mondo di inaridire anche loro: tra memoir e affresco comunitario Vanni Santoni, con asciuttezza, sobrietà, puntualità, raffinatezza, credibilità antiretorica e grande equilibrio nell’amalgamare vari livelli e differenti chiavi di lettura, dal generale al particolare, costruisce una narrazione convincente, solida, potente.

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