Libri

“Mezzanotte per sempre”

Mezzanotte-A-600x869.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il mio equilibrio era definitivamente partito, per evitare di cadere dovevo sostenermi da qualche parte, e non riuscivo a tener su la testa. Avevo il cranio che ondeggiava da una parte all’altra, come quello di una bambola rotta. Anche l’area verbale era compromessa. Vedevo tutto sfocato. Continuavo a sudare in una maniera indecente. E non ero più in grado di controllare la vescica… Fu questo il ricordo che mia moglie ebbe di me per qualche tempo a venire: un uomo che sbanda, con la schiuma alla bocca, i pantaloni macchiati di piscio – nella fattispecie piscio giallo canarino, visto il mio regime vitaminico – che si mangia le parole dicendo che sta bene e che vuole vedere sua figlia. «Fammi fedeve la pimpa… Foglio sciolo dirle adio…» Disperata, Sandra chiamò il suo analista, che ormai da molto tempo le aveva consigliato di sbarazzarsi di me. Appoggiò la cornetta sul bracciolo del divano mentre negoziava la mia uscita di scena. Anche confinato sul portico riuscivo a sentire la voce metallica del suo psichiatra che la incoraggiava. L’immobilità rendeva le parole di Sandra ancora più sinistre. Sulle prime non avevo visto che era al telefono. Era come se ricevesse ordini da una voce che le parlava dentro il cervello: «Non rivolgergli la parola. Mi stai a sentire? Non devi discutere con lui…» Rischiando di rotolare giù dai cinquantatré scalini che separavano la porta d’ingresso dal vialetto, con le mani che mi sanguinavano dopo aver cercato di reggermi alla buganvillea, alla fine cedetti e strisciai. Feci l’ultimo pezzo di strada come una specie di granchio, spostandomi col culo per terra davanti a un pubblico di vicini affascinati. Quando arrivai al cancello riuscivo a malapena a stare in piedi, ma per fortuna non devi stare in piedi per guidare. Si guida stando seduti. Se la gente fosse costretta a guidare stando in piedi, come una volta facevano i lattai, ci sarebbero come minimo un milione di incidenti in meno. In un tripudio di linfociti che ancora mi sorprende, riuscii a salire in macchina e a prendere la Hollywood Freeway, quindi a dirigermi a nord verso la Valley, per raggiungere casa di Matilda.

Mezzanotte per sempre, Jerry Stahl, Baldini & Castoldi. Traduzione di Marco Simonelli. Il padre si ammazza con il gas di scarico della macchina. La madre è all’ultimo stadio di una brutta malattia. La sorella se n’è andata in Oriente. Lui inizia a drogarsi. Da ragazzino. E col passare del tempo continua a farsi, sempre di più, di qualsiasi cosa. Si sposa. È marito. Padre. Criminale. Tossicomane. Scrittore di successo. Sceneggiatore tra i più ambiti. Ha un tesoro per le mani e lo sciupa. Ma poi se ne vergogna. Perché è questo il tema fondamentale di questo romanzo – da cui hanno anche tratto un pessimo film con Ben Stiller – travolgente e magnifico, beat nella migliore accezione del termine, che torna finalmente in libreria con un titolo un po’ diverso da quello dell’ultima volta in Italia (per sempre sostituisce a vita): la vergogna. Le discese ardite e le risalite di un uomo che si mette a nudo e riesce a fare della debolezza, sublimando il livello dell’autobiografia, letteratura.

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