Intervista, Libri

Marino Buzzi e la necessità della consapevolezza

marino-buzzi.jpegdi Gabriele Ottaviani

Convenzionali ha recensito per voi i suoi L’uomo che cade e Confessioni di un ragazzo perbene: abbiamo ora il grande piacere di intervistare Marino Buzzi.

Che valore ha per lei l’amore?

Credo che sia una delle ragioni per cui vivere. Che si tratti di amore nei confronti della propria famiglia, del proprio compagno o della propria compagna, al di là dell’orientamento sessuale e di genere. Verso un amico o un’amica. Oggi abbiamo paura a parlare dell’amore, in una società sempre più chiusa non riusciamo a sentire l’empatia verso il prossimo e chi lo fa viene spesso etichettato come buonista. Io rivendico il diritto all’amore e all’empatia.

Qual è la funzione della letteratura?

Non esiste una sola funzione, la letteratura può essere tutto o nulla. Dipende solo dalla passione che si riversa nei confronti della letteratura. Può essere intrattenimento, desiderio di evadere, può far riflettere, sognare, annoiare. Io credo che, oltre i romanzi e la letteratura in generale, la differenza la faccia anche chi scrive. Oggi si cerca il successo, un best seller a tutti i costi. A volte una pubblicazione a tutti i costi senza neppure mettersi in discussione, senza pensare se ciò che proponiamo sia buono o meno. Da libraio posso dire che quando un “filone” letterario funziona il mondo dell’editoria lo sfrutta sino all’esaurimento e, troppo spesso, è il marketing a farla da padrone. Io cerco di scrivere per me stesso, con la finalità di pubblicare certo, ma non seguo le logiche di mercato. Se il libro funziona bene, altrimenti va bene lo stesso almeno avrò scritto una storia che sento mia.

Quanto conta il vissuto personale nel momento in cui si sceglie di narrare una storia?

Credo che il proprio vissuto sia fondamentale per poter scrivere una storia. E con questo non voglio dire che si debbano scrivere per forza libri autobiografici. Potrei anche scrivere un fantasy ma descrivere personaggi ed emozioni che ho vissuto davvero.

A che punto è l’Italia per quanto riguarda il tema dei diritti civili?

Viviamo una condizione anomala, estremamente ipocrita, con frange della politica, sia a destra che a “sinistra”, che si oppongono al pieno riconoscimento dei diritti civili. Mancano leggi ma manca, ancora di più, l’educazione. Educazione al rispetto, di genere, sessuale. Occorre creare cittadine e cittadini attente/i e consapevoli. Andiamo a vedere, per esempio, i dati delle malattie sessualmente trasmissibili. Andiamo a vedere quanti giovani non usano il preservativo. Non si fa prevenzione, parlare di sesso nelle scuole, nel 2017, è ancora troppo difficile e quando si portano in giro progetti ci sono alcune parti della società che si sollevano urlando allo scandalo. Penso anche alla legge sulle unioni civili, una legge arrivata con anni di ritardo e fatta passare come un “regalo” e non come qualcosa di dovuto dopo aver perso pezzi importanti per i soliti, ignobili, compromessi. E penso al discorso del femminicidio. Tutti a chiedere leggi e certezza della pena, giustissimo, ma se poi non interveniamo sull’educazione dei maschi cosa cambia?

La tematica della morte ricorre spesso nei suoi testi: cosa simboleggia per lei?

La paura della perdita, del non poter vedere più le persone che si amano, mi terrorizza. Scrivo per esorcizzare questo terrore.

La verità è davvero sempre indispensabile?

Credo sia necessaria la consapevolezza. Verità è un concetto molto labile, nessuno è mai onesto sino in fondo, altrimenti verrebbero meno i rapporti di cortesia fra le persone. Ma la consapevolezza è diversa. Posso scegliere di vivere una relazione con un uomo o una donna che mi tradisce, per esempio, ma è una mia scelta nel momento stesso in cui mi si dà l’opportunità di scegliere. Se questa realtà mi viene tenuta nascosta, come accade nel mio romanzo L’uomo che cade, mi si toglie la possibilità di scegliere e questo non è giusto.

Lei è libraio e scrittore, un cerchio perfetto: ma il libraio cosa deve avere in comune con lo scrittore?

Sono due professioni molto diverse, io campo con lo stipendio da libraio, con quello da scrittore non potrei mai, per esempio, non solo sopravvivere ma neppure permettermi il minimo necessario. E poi conoscere da vicino le dinamiche dell’industria del libro mi ha aiutato moltissimo a mettere una distanza di sicurezza fra le mie aspettative e la realtà delle cose. Oggi sono uno scrittore consapevole, decisamente disilluso, forse un po’ cinico da questo punto di vista ma credo che sia giusto così. Conoscere le dinamiche librarie mi ha aiutato a capire che nella vita ci sono cose decisamente più importanti che cercare un effimero successo ad ogni costo.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...