Libri

“Mette pioggia”

(21) Mette Pioggiadi Gabriele Ottaviani

Sono buttato sul divano. C’è questo raggio di sole che entra dalla finestra. Entra, mi finisce dritto sugli occhi e non vedo niente. C’è questo raggio di sole che rompe e io sto guardando un film. Quel film di quegli alieni che mettono incinta le donne e pianificano l’invasione della terra. A partire dall’utero di queste donne, a partire da questi bambini alieni che bevono latte verde, a partire da New York. E io non fumo da due giorni.

Ogni volta che c’è qualcosa, alieni, meteoriti, glaciazioni, cavallette giganti, ogni volta parte tutto da New York o da Washington e il presidente americano prende l’Air Force One. E fa un lungo discorso alla nazione. Ogni santa volta.

In pratica in questo film ci sono queste donne incinte. Non si conoscono tra di loro. A ognuna nascono due gemelli. Nel film se ti nascono due gemelli uno è alieno. E a un certo punto quello alieno si mangia l’altro gemello mentre passeggiano a Central Park. A New York. Oppure mentre fanno altre cose. In altri posti. Comunque un gemello si mangia l’altro. E nulla, c’è questo bambino che si sta succhiando il cervello del suo gemellino biondo dietro un cespuglio di Central Park e un raggio di sole mi finisce dentro gli occhi. Passa dal vetro. Il vetro è sporco ma non così sporco. E allora il raggio mi finisce sugli occhi.

Mette pioggia, Gianni Tetti, Neo. La prosa, come sempre immaginifica, capace di evocare suggestioni colorate come il vestito di Arlecchino e di amalgamare pienamente un intreccio di livelli e registri linguistici e narrativi che costituisce una tessitura solida e resistente, perfettamente coerente pur nella sua caleidoscopica varietà nella quale non si avverte nessuno stridore se al sublime, con sapiente equilibrio, si accosta lo squallido, è il racconto dell’apocalisse. Il caldo è assurdo, la Sardegna è trasfigurata e riarsa da una siccità che non ha eguali a memoria d’uomo, ha perso i suoi contorni, gli abitanti sembrano in preda a una collettiva e detonante follia che devasta ogni cosa, e di cui nessuno riesce a trovare una ragione. Ma la ragione c’è. È il punto di vista che è sbagliato. E qualcuno lo capisce. Perché il male non viene dall’esterno, da fuori. Non è altro da noi. Il male siamo noi. Destabilizzante e magnetico.

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